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Quello che non capisce la sinistra à la Pisapia

 

Il centrosinistra è un’opzione morta, sepolta dal liberismo ordoliberale, dalla globalizzazione, dalla crisi economica. Quello che non capisce la sinistra “a sinistra” del Pd è che l’attuale modello di sviluppo determina inevitabilmente la fine di ogni possibile riformismo, se per riformismo intendiamo una politica volta alla redistribuzione parziale dei redditi nella società. Il centrosinistra, che vorrebbe/dovrebbe incarnare l’opzione politica post-socialdemocratica, non può attuarsi non per mancanza di coraggio, forza, coerenza o capacità dei diversi rappresentanti, ma per mancanza di condizioni oggettive. E’ per questa fondamentale ragione che fuori dal partito unico liberista (forze “democratiche” e “popolari” nei vari Stati europei) oggi c’è solo il populismo, anch’esso nelle sue varie articolazioni e inclinazioni. Questa la ragione per cui è impossibile una “scissione” del Pd: perché anche fossero animati dalle migliori intenzioni (e non lo sono affatto), c’è l’irrilevanza elettorale che certifica un’impossibilità politica: quella di redistribuire i redditi. Continua a leggere »

Renzismo: è finita la luna di miele!

Dicevano i vecchi comunisti che le analisi elettorali, quelle serie, si fanno basandosi sui voti assoluti. Fedeli a questo principio rimandiamo ogni ragionamento più complessivo a quando saranno termite le operazioni di scrutinio più lente del mondo e ci concentriamo su alcuni dati politici che ci sembrano particolarmente significativi, primo su tutti la crisi del renzismo. Continua a leggere »

Le ragioni del voto contro

 

Nonostante il compagno F. abbia provato in tutti i modi ad autoescludere l’a-sinistra residuale dal novero delle scelte compatibili, quelle che puntualmente richiamano all’ordine schiere animate di maleminoristi dei quartieri bene della Roma rosé, grazie al Consiglio di Stato non vivremo l’emozione di vedere compagni sperduti nell’unico momento di visibilità che conta: quello di farsi contare. Sarebbe stata di gran lunga l’azione più radicale prodotta nel campo della sinistra riformista da anni a questa parte. Peccato. Come però detto in precedenza, queste elezioni assumono un valore tutto particolare, perché avvengono nel cuore della lotta renziana per l’affermazione stabile del suo soggetto politico, lotta che vedrà il suo momento culminante nel referendum costituzionale di ottobre. Un’affermazione che può e deve essere combattuta con ogni mezzo necessario, perché causa primaria della contorsione ordoliberista in corso oggi in Italia, che impedisce in nuce ogni possibile resistenza, che normalizza un paese adeguandolo agli standard di sviluppo anglosassoni. Continua a leggere »

Il male comune

 

Ciò che distingue in modo decisivo il marxismo dalla scienza borghese non è il predominio delle motivazioni economiche nella spiegazione della storia, ma il punto di vista della totalità.

György Lukacs

Ecco, la totalità, come direbbe Lukacs. Ci avviciniamo alle elezioni romane del 5 giugno rischiando di perdere per strada il senso profondo di elezioni che mai come quest’anno assumono una valenza politica generale. Ecco perché sono elezioni diverse da quelle degli ultimi anni, e di conseguenza anche l’approccio dovrebbe essere diverso. Una semplice astensione oggi avrebbe un carattere politicamente meno efficace rispetto all’obiettivo principale che caratterizza questa fase politica e che si concluderà, almeno nel breve periodo, con il referendum costituzionale di ottobre: la sconfitta del Pd. A Roma come nel resto d’Italia è questo il problema oggi: scardinare l’egemonia politica di un soggetto neodemocristiano attorno a cui si sono saldati gli interessi economici principali della borghesia transnazionale, europeista, detta all’antica: imperialista. Continua a leggere »

L’irrazionalità liberista parte seconda: la privatizzazione dell’Atac secondo Giachetti

 

Vanno di moda, sotto campagna elettorale, le promesse di privatizzazione. Attorno alla svendita del patrimonio pubblico, tanto immobiliare quanto produttivo o legato ai servizi, una parte dell’establishment politico punta a guadagnare voti e costruirsi credibilità. Una volta le privatizzazioni si negavano in campagna elettorale per poi attuarle di nascosto una volta al governo. Oggi si sfruttano come slogan elettorale. Continua a leggere »

No alle primarie di mafia capitale (+ video)

Ieri mattina a Roma era il giorno delle primarie, uno di quei “momenti di partecipazione” che, secondo i suoi apologeti, garantirebbe ai cittadini la possibilità di “scegliere” il proprio candidato a Sindaco della città. Da bravi e sinceri democratici abbiamo quindi deciso di allestire anche noi un nostro banchetto in una piazza di Cinecittà, per chiedere ai romani da quale dei corrotti del PD preferirebbero farsi governare. A chi affidare le privatizzazioni di Atac ed Ama? A quale cooperativa amica esternalizzare i servizi sociali? Chi guiderà la speculazione? Chi si dovrà dimenticare ancora una volta delle periferie e delle decine di migliaia di disoccupati che le abitano? A chi appalti, subappalti e bustarelle? Continua a leggere »

Pd di lotta e Pd di governo, sempre Pd di merda rimane

Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno. Motivo per cui anche all’ex sindaco alieno Ignazio Marino capita di dire qualcosa di condivisibile a volte. Ad esempio, quando ricorda al Pd, che oggi si traveste in “partito di lotta”, che a Roma tale partito non dovrebbe neanche presentarsi. Altro che primarie e municipi ribelli, buongoverno dei territori e rivincita politica. Eppure, nonostante il Pds-Ds-Pd governi la città da ventitré anni quasi ininterrotti (tolta la parabola Alemanno), oggi il partito dei palazzinari, della speculazione, delle privatizzazioni e di Mafia capitale apre la sua campagna elettorale in vista delle presunte elezioni di giugno. La situazione è talmente paradossale che il Pd oggi governa Roma tramite il duopolio Prefetto Gabrielli – Commissario Tronca (ben sintetizzato d’altronde dalla figura dello stesso Tronca, il “prefetto-commissario”), eppure si presenta alle elezioni in alternativa al proprio stesso governo. Per impedire pericolose “fughe in avanti” della politica, il Pd nazionale ha poi provveduto ad impostare la politica cittadina del prossimo triennio con l’imposizione del Documento unico di programmazione, un testo voluto dallo stesso centrosinistra, redatto dai municipi e dai dipartimenti di centrosinistra, che oggi chiedono il voto opponendosi al liberismo selvaggio che lo stesso Dup impone qualsiasi sia il vincitore delle elezioni. Continua a leggere »

La svendita della città nelle linee guida del Commissario Tronca

 

Da qualche giorno è possibile consultare l’interessante documento redatto dal Commissario Tronca (il Dup – Documento Unico di Programmazione, qui e qui). Un faldone monstre, quasi ottocento pagine di dati e indicazioni puntigliose, che delineano il percorso politico che dovrà affrontare il Comune di Roma a prescindere da chi vincerà le elezioni di giugno. Il documento programma infatti l’attività del Comune per il triennio 2016-2018. La vicenda riassume egregiamente il significato del commissariamento della politica in atto da diversi anni a questa parte, i rapporti di forza in campo, i ruoli dirigenti, nonché definisce una “visione del mondo”, quella imposta dall’Unione europea e a cascata da tutte le istituzioni preposte alla sua esecuzione. Un capolavoro: in anni di riflessioni e analisi contro le politiche neoliberiste della Ue non avevamo mai raggiunto tale capacità di smascheramento. Continua a leggere »

L’inutilità esistenziale dell’a-sinistra elettorale

 

La triste vicenda di Barbara Spinelli, che esemplifica al meglio le ragioni di un’irrilevanza politica – quella dell’attuale sinistra elettorale – vengono oggi confermate dal solerte Nick Vendola, secondo cui la famigerata “lista Tsipras” altro non era che “un cartello elettorale, la rozza sommatoria di un’edificazione last minute”. Un commento che si somma alle “riflessioni” della Spinelli, che perentoriamente affermava qualche giorno fa, sempre sul Corriere: “L’Altra Europa non è all’altezza del progetto”. Salvo tenersi poltrona e stipendio, traslocando armi e bagagli nel gruppo (dal nome più sfigato dell’agone politico) “Sinistra Unitaria Europea”, dopo aver promesso in campagna elettorale che avrebbe rinunciato al seggio per garantire l’elezione di altri militanti dal nome meno altisonante. Poi, si sa, prendersi uno stipendio senza lavorare è sempre una buona prospettiva, che può allegramente barattarsi con la coerenza. Continua a leggere »

La sinistra per bene nei salotti che contano

 

Ci chiedevamo che fine avesse fatto Tsipras, ed ecco ritrovarcelo al Forum Ambrosetti. Non staremo qua a fare l’elenco dei motivi per cui un rappresentante di una sinistra non diciamo antagonista, men che meno rivoluzionaria, ma quantomeno radicale, dovrebbe stare ben lontano da certi cenacoli per banchieri. Tutte motivazioni giuste e scontate. Per di più, in via molto teorica, si può anche decidere di andare a parlare a casa del nemico, ma non così. Non senza un rapporto di forza costruito con la lotta; non trattato come scimmietta allo zoo, curiosità antropologica con cui distrarsi nei momenti di disimpegno. E soprattutto, dicendo cose appropriate, non cercando di assecondare l’animo più liberal della platea, reiterando il concetto di una borghesia illuminata contrapposta ad una speculatrice. Continua a leggere »