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1950 - A Reggio Emilia la polizia irrompe nelle officine Reggiane mentre è in corso una riunione sindacale, due sindacalisti vengono arrestati

1973: L'UCCISIONE DI AMILCAR CABRAL

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San Basilio non abbozza, Barletta stai sereno

 

Dopo aver provato la carta della guerra tra poveri, aizzando italiani contro stranieri nella lotta per una casa popolare in un panorama di migliaia di case vuote in attesa di assegnazione, il Dipartimento politiche abitative ci riprova domani. E’ previsto infatti lo sfratto di una signora (peraltro malato di cancro: il destino sfigato conferma vederci benissimo, a differenza della giustizia bendata) per l’assegnazione della casa ad un’altra famiglia. Non c’è dubbio: la famiglia assegnataria ha diritto ad entrare. Ma non a scapito di un altro povero, visto che a poche centinaia di metri (a Casal Monastero) giacciono da anni vuote intere palazzine di case popolari, presidiate da uno sfigato vigilantes investito del sacro compito di difendere la proprietà privatizzata del Comune non tanto contro le occupazioni, ma contro le stesse assegnazioni. Perché lasciarle vuote? Perché fomentare guerre tra poveri quando di case ce ne sarebbero in eccedenza? Per calcolo politico, e per interesse economico. Non c’è d’altronde altra spiegazione, visto che al limite dello stesso quartiere vegetano centinaia di case popolari abbandonate. Per non dire delle altre centinaia nella stessa San Basilio murate contro ipotetiche occupazioni. Continua a leggere »

Assemblea cittadina dopo il No: venerdì al Tiburtino III, ore 17.30

Dopo aver mandato a casa il Pd nelle elezioni comunali della scorsa estate, le periferie hanno mandato a casa anche il governo Renzi. La composizione sociale/territoriale del voto d’altronde non lascia scampo ai professionisti della chiacchiera: è tra i giovani, è nel sud desertificato culturalmente ed economicamente, è nelle periferie cittadine imbarbarite da disoccupazione e lotta tra poveri, che il No travolge come una valanga inarrestabile la narrazione triste del renzismo decadente. In pochi giorni abbiamo assistito all’immediata reazione di un potere sordo alla realtà dei fatti: la nascita di un governo fotocopia di quello sfiduciato dalla larga maggioranza del paese. Continua a leggere »

Mandiamolo a casa!

Siamo al rush finale della campagna sociale per il No. Forte è la percezione che la giornata del 4 dicembre, nel bene o nel male, segni la fine di una stagione politica, aprendone un’altra. In ogni caso le cose nel nostro paese non saranno più le stesse: in gioco non c’è soltanto la modifica costituzionale, la riscrittura pasticciata della seconda parte della Costituzione, ma l’affermazione definitiva della dimensione oligarchica nel campo politico e giuridico. Non andiamo incontro alla fine del mondo, ma è una data che porta con sé delle conseguenze profonde per il futuro prossimo, non solo in Italia ma anche per il resto della Ue. Un fatto politico che segue l’inaspettata Brexit di giugno e precede due appuntamenti altrettanto strategici come le elezioni francesi della prossima primavera e le elezioni tedesche dell’autunno 2017 (senza contare le elezioni austriache di questa stessa domenica). Insomma, quello che è in ballo il 4 travalica i confini e potrebbe incrinare l’assetto europeista. Continua a leggere »

Seminario universitario sul referendum: venerdì, ore 16.30, a Fisica (La Sapienza)

Mancano ormai pochi giorni all’appuntamento della consultazione referendaria e in questo clima si avvicendano, con sempre maggiore assiduità, le dichiarazioni, i dibattiti e le analisi politiche rispetto agli scenari futuri verso cui potrebbe proiettarci l’esito della consultazione del 4 dicembre. Nella lunga campagna referendaria che si accinge ormai alla sua naturale conclusione abbiamo più volte preso parola e ci siamo mobilitati per esprimere e portare alla luce le nostre posizioni, considerazioni ed argomentazioni nel merito della riforma costituzionale, sia per quanto concerne il suo portato tecnico, sia rispetto all’influenza che avrebbe sull’intero assetto politico ed economico del paese. Continua a leggere »

Insieme a chi resiste, dalle metropoli alla val di Susa

Lo scorso 17 novembre la Procura di Torino ha nuovamente calcato la mano contro il movimento No Tav, approfittando dell’ultima udienza dell’appello del maxiprocesso, che nel primo grado di giudizio aveva visto comminati oltre 140 anni di reclusione per 47 dei 53 imputati e un centinaio di migliaia di euro di risarcimenti vari. 84 anni di pena per provare a cancellare nella memoria collettiva le giornate del 27 giugno e del 3 luglio del 2011, quando migliaia di persone assediarono il cantiere TAV con la determinazione e la coscienza politica di chi è schierato dalla parte giusta della barricata. Circa un anno fa, in un articolo dove raccontavamo la passeggiata in Valle nel decennale di Venaus, parlavamo dell’ennesima prova di maturità «di un movimento organizzato e radicato nel tessuto sociale, che negli anni è diventato elemento di coesione e si è elevato da territoriale a nazionale», capace di non farsi «abbattere neanche dalla repressione e dai momenti di minore mobilitazione». È una valutazione che non possiamo non replicare anche oggi, quando intorno alle condanne arrivate in appello il moto solidale corso da nord a sud nella penisola ha dato prova della ragione politica che anima la lotta del movimento. Continua a leggere »

Dal Campidoglio ai territori, partono le consulte popolari

 

A partire da oggi, con l’assemblea cittadina nella sala consiliare del VII Municipio di Cinecittà, inizia il percorso delle consultazioni popolari lanciato dalla grande e partecipata assemblea del 4 ottobre al Campidoglio. Che vuol dire consultazione popolare oggi?  Questa è la prima domanda che ci siamo posti insieme ad altri quando, alcuni mesi fa, abbiamo intrapreso il percorso politico che ci ha portato al 4 ottobre. L’intuizione di fondo è che nella città devastata da decenni di liberismo cialtronesco e para-mafioso, di privazione costante dei diritti sociali, di separazione totale tra Comune e cittadini, di abbrutimento indotto da una politica trasversale e consociativa, bisognasse tornare a sporcarsi le mani con le dure e contraddittorie esigenze della periferia. Siamo partiti da questa urgenza collettiva, che è anche una necessità, se si vuole ridare un senso alla sinistra, una sinistra popolare, espressione diretta delle lotte e dei bisogni delle classi subalterne, una sinistra sociale e politica in grado di cogliere e rappresentare l’insieme disperso e frammentato degli interessi materiali del proletariato urbano e non fermarsi alla gestione delle mille beghe maturate negli anni del distacco tra sinistra e società. Continua a leggere »

L’antifascismo non si processa

 

Gli strascichi giudiziari della manifestazione dello scorso sabato saranno lunghi e dispendiosi, anche dal punto di vista economico. Per questo motivo servono immediatamente risorse economiche per portare avanti la difesa dei 10 arrestati – di cui 7 liberati mercoledì – nonchè degli altri cinquanta denunciati per reati gravissimi quanto sconclusionati. La vendita di questa maglietta avrà come scopo quello di sostenere economicamente i compagni e gli avvocati di ogni denunciato. Perchè l’antifascismo non si processerà nelle aule di un tribunale.

Presentazione de La variante populista: gli audio

Finalmente a disposizione gli audio della presentazione del libro di Carlo Formenti, La variante populista. Ne consigliamo fortemente l’ascolto, per diversi motivi. Per la qualità dei relatori, che non si sono risparmiati e non si sono sottratti al confronto dialettico, anche polemico, dettato dal libro. Per la discussione, capace per una volta di rimanere ancorata ai contenuti proposti dal libro, senza deviare per tangenti astratte e improduttive. Per il significato politico che si è prodotto, quello di uno scontro tra posizioni proficuo alla messa in discussione del proprio comodo orizzonte intellettuale. Una discussione per la prassi, l’unica discussione che ci interessava fare. Buon ascolto.