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22 August :
1944 - 32 spagnoli e 4 francesi contrastano una colonna tedesca (1.300 uomini in 60 camion, con 6 carri armati e 2 pezzi d'artiglieria semoventi), a La Madeiline, Francia. Tre Maquis feriti, 110 soldati tedeschi uccisi e 200 feriti

STATS

Fascismo mediatico e antifascismo elettorale: domani al Cinema Palazzo, San Lorenzo

 

Nei giorni che ci hanno accompagnato da Genova a Macerata l’Italia sembra essersi accorta dei suoi viscerali rigurgiti neofascisti, o quantomeno sembra aver avuto la prova concreta che la continua e martellante propaganda razzista (che ha trovato asilo bipartisan sui media nostrani) può effettivamente produrre degenerazioni materiali nella realtà quotidiana. Domani pomeriggio al Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo, in compagnia di relatori che a diverso titolo lavorano nel mondo del giornalismo e dell’informazione, proveremo a fare una riflessione a voce alta su cosa significa nei fatti sdoganare mediaticamente il neofascismo, ma soprattutto quale funzione politica sottintende questa operazione. Abbiamo avuto modo di ricordare già che a nostro avviso al sistema mediatico e politico attuale non interessa il neofascismo in quanto tale, come esperimento politico. Non è questa la congiuntura storica in cui il governo delle relazioni sociali in Italia passa attraverso lo strumento del fascismo. In un recente approfondimento avevamo precisato come, nonostante le diseguaglianze vadano mano mano ad aumentare, siamo in un periodo di sostanziale pace sociale e la legittimazione del neofascismo, dunque, è più funzionale alla delegittimazione di un certo tipo di antifascismo, quello che non riconosce le fondamenta liberali/liberiste della rappresentanza politica, tanto nazionale quanto europea. Continua a leggere »

Casa, lavoro, dignità per ogni essere umano: manifestazione nazionale a Roma

 

Quando si parla di un centro di accoglienza come quello di Cona si parla di circa 1.100 persone ammassate per anni in tensostrutture da centinaia di posti, lontane da centri abitati, con le condizioni climatiche del veneto, senza poter svolgere alcuna attività o, nelle “migliori” delle ipotesi, sfruttati lavorativamente nelle campagne, in attesa di una risposta alla richiesta di protezione internazionale che troppo spesso finisce per essere negativa. Persone che, per la loro – ma ci verrebbe dire di più per la nostra – dignità di esseri umani, hanno intrapreso qualche settimana fa insieme a Usb una marcia diretta alla Prefettura di Venezia per chiedere la chiusura del centro e il trasferimento dei richiedenti presenti presso altre strutture (più) idonee alla semplice sopravvivenza. Questo evento, in un certo senso emblematico considerando la determinazione e il livello di partecipazione dei richiedenti, la simbolicità nell’attuale contesto di accoglienza e le concrete risposte ottenute dalle istituzioni, prestano più di qualche spunto. Continua a leggere »

Per l’indipendenza della Catalunya!

 

Il prossimo 1 ottobre la Catalunya tornerà a pronunciarsi sulla propria liberazione nazionale. L’ennesimo passaggio di lotta capace di inceppare i meccanismi del governo liberista-nazionalista di Madrid e dell’intera Unione europea. Ne parleremo domani – giovedì 22 giugno – al Corto circuito coi compagni delle Cup (Candidatura d’unitat popular) e della Sepc (Sindacato studentesco dei Paesi catalani), e cioè con quella parte della sinistra rivoluzionaria catalana con cui nel corso degli anni abbiamo intessuto i maggiori rapporti politici proprio perché, distanti da ogni massimalismo parolaio, hanno saputo organizzare le lotte di classe catalane dentro la battaglia della rivendicazione nazionale e contro l’Unione europea liberista. Pur nella loro peculiarità, le Cup (e Endavant in particolare) costituiscono forse l’esempio più alto al quale la sinistra marxista oggi può riferirsi in Europa. Continua a leggere »

Correvo pensando ad Anna: la presentazione

 

Venerdì avremo l’onore e il privilegio di presentare il libro di Pasquale Abatangelo (qui la nostra recensione). Sarà la prima presentazione romana, non a caso organizzata al Corto circuito: i fili della storia trovano sempre la strada per riannodarsi, almeno simbolicamente. La gelida distanza che separa la storia raccontata nel libro dalle miserie della sinistra attuale rende la testimonianza di Pasquale un imprescindibile documento di storia. Correvo pensando ad Anna dispone alla comprensione degli anni Settanta, dei significati che assume di volta in volta la lotta di classe, delle sofferenze dei rivoluzionari, diverse e speculari in ogni epoca. Ma il libro di Pasquale non è solo un documento di storia, e la presentazione romana non vuole essere il semplice ricordo di un’esperienza politica e umana. L’obiettivo è allora quello di parlare del nostro tempo attraverso la vicenda e le riflessioni contenute nel libro. Continua a leggere »

Con il Venezuela che resiste!

 

Scordiamoci, almeno per il momento, la Baia dei Porci, il Cile di Allende, i contras in Nicaragua, le migliaia di desaparecidos che hanno insanguinato per decenni il Latino America: l’imperialismo si riallinea alla società contemporanea – quella delle lobby economiche che dominano sul ceto politico e della comunicazione globalizzata – e sceglie modalità non direttamente militari per reprimere i suoi nemici giurati e riconquistare qualche casamatta. È quello che accade da tempo in Venezuela, dove la grancassa mediatica della borghesia liquida la guerra civile in atto come l’espressione di violenza da parte di un regime autoritario. Maduro come Kim Jong-un, quindi. Inutile dire, a questo punto, che i media italiani si affrettano a cogliere la palla al balzo e la rilanciano con una prontezza sconosciuta, in passato, a livello di “copertura” delle vicende latinoamericane. Rompere il muro mediatico è oggettivamente difficile, ma quanto più necessario farlo adesso, al tempo del dogma della società civile “sincera e democratica”. Continua a leggere »

Rosso è il sangue che scorre nelle arterie della metropoli antifascista


Giunto alla sua quinta edizione, il Festival antifascista cittadino Achtung Banditen prosegue nella sua geometrica capacità di moltiplicare i propri orizzonti politici, culturali, narrativi, sociali. Ad un possibile e in qualche modo fisiologico logoramento, il Festival ha saputo rispondere cambiando faccia, dilatandosi nel tempo e nei contenuti, rilanciando la sfida di un appuntamento antifascista metropolitano in grado di reggere l’urto della post-modernità, dell’a-fascismo istituzionale, del populismo reazionario. Non era facile, bisognava escogitare soluzioni adatte alla desolazione culturale e alla repressione politica di questa Italia democratica. La strada scelta è stata quella di espanderne i contenuti: l’antifascismo è ormai un concetto talmente abusato quanto abbandonato. L’abuso retorico ne ha stravolto il significato sovrapponendolo a quello di “democrazia liberale”, rischiando di trasformarlo in una sorta di inutile false flag neoliberale; il suo abbandono concreto ha al contrario ri-plasmato una Repubblica fondata sull’assenza antifascista, relegata alla memorialistica e all’antiquariato intellettuale. Per noi, al contrario, l’antifascismo è ancora una categoria necessaria, se declinata nelle contraddizioni vive dell’Italia del XXI secolo. Ecco perché questi due mesi ininterrotti di iniziative antifasciste hanno avuto come obiettivo quello di ridefinire un campo di appartenenza. Continua a leggere »

Verso il corteo cittadino del 6 maggio

Il continuismo e l’immobilismo della giunta Raggi costituiscono ormai un dato politico con cui fare i conti e, allo stesso tempo, un terreno di battaglia su cui insistere. Le motivazioni che stanno dietro questo pantano sono numerose e contraddittorie: alcune attengono alla natura politica e sociale del Movimento 5 Stelle, che abbiamo altre volte messo in evidenza; altre alla questione nazionale e ai vincoli liberisti di gestione della cosa pubblica. Poi viene anche la parte di una sinistra cittadina, chiaramente non ci stiamo riferendo alle rappresentazioni residuali della sinistra partitica tradizionale, che tenta di costruire un progetto cittadino di lotta e unità su un programma alternativo ma spesso non ci riesce per spirito di frammentazione, culto dell’orticello e scarso respiro strategico. Questo insieme di fattori producono un sostanziale e paradossale immobilismo: la giunta Raggi naviga nella perfetta continuità con le precedenti gestioni, ma né le sinistre (dalle meno alle più “radicali”), né tantomeno le destre (affogate nei processi di Mafia capitale), traggono giovamento dall’attuale situazione. Continua a leggere »

L’enigma degli anni Settanta: dibattito pubblico alla Sapienza

 

Quarant’anni dopo, il ricordo del 1977 sembra ardere di un fuoco freddo, inattuale. L’anniversario tondo impone una stanca memoria che, mai come oggi, segna la distanza con quegli eventi e quelle passioni. Mandato in soffitta tanto il reducismo mitologico quanto il biasimo post-moderno, sembrerebbe essere il tempo della storiografia distaccata. Eppure neanche questa trova trasporto nell’interpretare l’enigma di quel movimento. Quarant’anni più tardi, gli anni Settanta continuano a rimanere avvolti nel mistero. Segno inequivocabile del rapporto tra storia e politica: il disinteresse dell’una sterilizza le potenzialità dell’altra. Eppure l’inattualità evidente del ’77 – al pari dell’altro grande anniversario di questo 2017, la Rivoluzione russa – potrebbe liberare ragionamenti originali, non più piegati alle necessità di legittimazione di questa o quella operazione politica. Il ’77 non è più terreno di contesa tra visioni concorrenti della politica rivoluzionaria. E’ un ricordo pacificato, condannato dagli uni, mitizzato dagli altri, avvolto nel mistero dell’incomprensione tanto negli uni quanto negli altri. Vale la pena allora tornare a pensare il ’77. Perché, è la nostra tesi, se niente appare così tanto distante da quell’anno, molte delle difficoltà odierne nel riproporre una credibile politica antagonista situano le proprie radici in quel movimento, o meglio: nelle interpretazioni postume di quel movimento. Andiamo con ordine. Continua a leggere »

L’Ottobre sta arrivando: aggiornamenti sulla campagna per il centenario

Il 3 (16) aprile del 1917 Lenin arriva alla stazione Finlandia di Pietrogrado. Il giorno dopo nella sede del Soviet illustra a tutti, alleati e nemici, le proprie Tesi d’aprile, e la  rivoluzione russa, che fino ad allora aveva visto una sostanziale collaborazione tra il governo borghese e la “democrazia organizzata”, prende una nuova piega. Il cambio di passo è tutt’altro che lineare e indolore, le resistenze all’interno dello stesso partito bolscevico sono forti. Da parte menscevica viene scomodato il decano dei marxisti russi, Georgij Plechanov, affinché sconfessi Lenin anche sul piano teorico. Si tratta di un tornante fondamentale nella storia dei rivoluzionari e con la nostra campagna per il centenario abbiamo voluto sottolinearlo. Lo scorso 14 aprile, con un’assemblea molto partecipata, è stata presentata la campagna a Napoli. Il 28 sarà la volta di Bologna, al Barnout. E sempre a Napoli, il 12 maggio, si terrà il primo incontro nazionale che porrà al centro una questione affatto scontata: quali sono, per i comunisti e i rivoluzionari, le tesi d’aprile del 2017? Nel frattempo anche i muri hanno detto la loro…

Dei delitti, delle pene e del controllo sociale

“Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre strumenti volti a rafforzare la sicurezza delle città e la vivibilità dei territori e di promuovere interventi volti al mantenimento del decoro urbano”: così si apre uno dei due decreti Minniti, quello riguardante la sicurezza urbana, che ha sollevato voci di protesta per lo più incentrate su una critica “dirittocivilista” alle misure ivi contenute, piuttosto che una più prettamente politica che guarda a tutto il parterre di decreti che stanno producendo i Ministri dell’Interno e della Giustizia (col decreto Orlando). Il decreto Minniti sulla sicurezza urbana viene giustificato con “l’urgente e straordinaria necessità” di introdurre misure atte a contrastare l’illegalità e a garantire la sicurezza e il decoro nelle città, nonché la “vivibilità” dei territori, attraverso strumenti deterrenti della maggior parte degli abusi e dei reati che andrebbero a persistere nelle principali aree urbane. Continua a leggere »