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Per l’indipendenza della Catalunya!

 

Il prossimo 1 ottobre la Catalunya tornerà a pronunciarsi sulla propria liberazione nazionale. L’ennesimo passaggio di lotta capace di inceppare i meccanismi del governo liberista-nazionalista di Madrid e dell’intera Unione europea. Ne parleremo domani – giovedì 22 giugno – al Corto circuito coi compagni delle Cup (Candidatura d’unitat popular) e della Sepc (Sindacato studentesco dei Paesi catalani), e cioè con quella parte della sinistra rivoluzionaria catalana con cui nel corso degli anni abbiamo intessuto i maggiori rapporti politici proprio perché, distanti da ogni massimalismo parolaio, hanno saputo organizzare le lotte di classe catalane dentro la battaglia della rivendicazione nazionale e contro l’Unione europea liberista. Pur nella loro peculiarità, le Cup (e Endavant in particolare) costituiscono forse l’esempio più alto al quale la sinistra marxista oggi può riferirsi in Europa. Continua a leggere »

Correvo pensando ad Anna: la presentazione

 

Venerdì avremo l’onore e il privilegio di presentare il libro di Pasquale Abatangelo (qui la nostra recensione). Sarà la prima presentazione romana, non a caso organizzata al Corto circuito: i fili della storia trovano sempre la strada per riannodarsi, almeno simbolicamente. La gelida distanza che separa la storia raccontata nel libro dalle miserie della sinistra attuale rende la testimonianza di Pasquale un imprescindibile documento di storia. Correvo pensando ad Anna dispone alla comprensione degli anni Settanta, dei significati che assume di volta in volta la lotta di classe, delle sofferenze dei rivoluzionari, diverse e speculari in ogni epoca. Ma il libro di Pasquale non è solo un documento di storia, e la presentazione romana non vuole essere il semplice ricordo di un’esperienza politica e umana. L’obiettivo è allora quello di parlare del nostro tempo attraverso la vicenda e le riflessioni contenute nel libro. Continua a leggere »

Con il Venezuela che resiste!

 

Scordiamoci, almeno per il momento, la Baia dei Porci, il Cile di Allende, i contras in Nicaragua, le migliaia di desaparecidos che hanno insanguinato per decenni il Latino America: l’imperialismo si riallinea alla società contemporanea – quella delle lobby economiche che dominano sul ceto politico e della comunicazione globalizzata – e sceglie modalità non direttamente militari per reprimere i suoi nemici giurati e riconquistare qualche casamatta. È quello che accade da tempo in Venezuela, dove la grancassa mediatica della borghesia liquida la guerra civile in atto come l’espressione di violenza da parte di un regime autoritario. Maduro come Kim Jong-un, quindi. Inutile dire, a questo punto, che i media italiani si affrettano a cogliere la palla al balzo e la rilanciano con una prontezza sconosciuta, in passato, a livello di “copertura” delle vicende latinoamericane. Rompere il muro mediatico è oggettivamente difficile, ma quanto più necessario farlo adesso, al tempo del dogma della società civile “sincera e democratica”. Continua a leggere »

Rosso è il sangue che scorre nelle arterie della metropoli antifascista


Giunto alla sua quinta edizione, il Festival antifascista cittadino Achtung Banditen prosegue nella sua geometrica capacità di moltiplicare i propri orizzonti politici, culturali, narrativi, sociali. Ad un possibile e in qualche modo fisiologico logoramento, il Festival ha saputo rispondere cambiando faccia, dilatandosi nel tempo e nei contenuti, rilanciando la sfida di un appuntamento antifascista metropolitano in grado di reggere l’urto della post-modernità, dell’a-fascismo istituzionale, del populismo reazionario. Non era facile, bisognava escogitare soluzioni adatte alla desolazione culturale e alla repressione politica di questa Italia democratica. La strada scelta è stata quella di espanderne i contenuti: l’antifascismo è ormai un concetto talmente abusato quanto abbandonato. L’abuso retorico ne ha stravolto il significato sovrapponendolo a quello di “democrazia liberale”, rischiando di trasformarlo in una sorta di inutile false flag neoliberale; il suo abbandono concreto ha al contrario ri-plasmato una Repubblica fondata sull’assenza antifascista, relegata alla memorialistica e all’antiquariato intellettuale. Per noi, al contrario, l’antifascismo è ancora una categoria necessaria, se declinata nelle contraddizioni vive dell’Italia del XXI secolo. Ecco perché questi due mesi ininterrotti di iniziative antifasciste hanno avuto come obiettivo quello di ridefinire un campo di appartenenza. Continua a leggere »

Verso il corteo cittadino del 6 maggio

Il continuismo e l’immobilismo della giunta Raggi costituiscono ormai un dato politico con cui fare i conti e, allo stesso tempo, un terreno di battaglia su cui insistere. Le motivazioni che stanno dietro questo pantano sono numerose e contraddittorie: alcune attengono alla natura politica e sociale del Movimento 5 Stelle, che abbiamo altre volte messo in evidenza; altre alla questione nazionale e ai vincoli liberisti di gestione della cosa pubblica. Poi viene anche la parte di una sinistra cittadina, chiaramente non ci stiamo riferendo alle rappresentazioni residuali della sinistra partitica tradizionale, che tenta di costruire un progetto cittadino di lotta e unità su un programma alternativo ma spesso non ci riesce per spirito di frammentazione, culto dell’orticello e scarso respiro strategico. Questo insieme di fattori producono un sostanziale e paradossale immobilismo: la giunta Raggi naviga nella perfetta continuità con le precedenti gestioni, ma né le sinistre (dalle meno alle più “radicali”), né tantomeno le destre (affogate nei processi di Mafia capitale), traggono giovamento dall’attuale situazione. Continua a leggere »

L’enigma degli anni Settanta: dibattito pubblico alla Sapienza

 

Quarant’anni dopo, il ricordo del 1977 sembra ardere di un fuoco freddo, inattuale. L’anniversario tondo impone una stanca memoria che, mai come oggi, segna la distanza con quegli eventi e quelle passioni. Mandato in soffitta tanto il reducismo mitologico quanto il biasimo post-moderno, sembrerebbe essere il tempo della storiografia distaccata. Eppure neanche questa trova trasporto nell’interpretare l’enigma di quel movimento. Quarant’anni più tardi, gli anni Settanta continuano a rimanere avvolti nel mistero. Segno inequivocabile del rapporto tra storia e politica: il disinteresse dell’una sterilizza le potenzialità dell’altra. Eppure l’inattualità evidente del ’77 – al pari dell’altro grande anniversario di questo 2017, la Rivoluzione russa – potrebbe liberare ragionamenti originali, non più piegati alle necessità di legittimazione di questa o quella operazione politica. Il ’77 non è più terreno di contesa tra visioni concorrenti della politica rivoluzionaria. E’ un ricordo pacificato, condannato dagli uni, mitizzato dagli altri, avvolto nel mistero dell’incomprensione tanto negli uni quanto negli altri. Vale la pena allora tornare a pensare il ’77. Perché, è la nostra tesi, se niente appare così tanto distante da quell’anno, molte delle difficoltà odierne nel riproporre una credibile politica antagonista situano le proprie radici in quel movimento, o meglio: nelle interpretazioni postume di quel movimento. Andiamo con ordine. Continua a leggere »

L’Ottobre sta arrivando: aggiornamenti sulla campagna per il centenario

Il 3 (16) aprile del 1917 Lenin arriva alla stazione Finlandia di Pietrogrado. Il giorno dopo nella sede del Soviet illustra a tutti, alleati e nemici, le proprie Tesi d’aprile, e la  rivoluzione russa, che fino ad allora aveva visto una sostanziale collaborazione tra il governo borghese e la “democrazia organizzata”, prende una nuova piega. Il cambio di passo è tutt’altro che lineare e indolore, le resistenze all’interno dello stesso partito bolscevico sono forti. Da parte menscevica viene scomodato il decano dei marxisti russi, Georgij Plechanov, affinché sconfessi Lenin anche sul piano teorico. Si tratta di un tornante fondamentale nella storia dei rivoluzionari e con la nostra campagna per il centenario abbiamo voluto sottolinearlo. Lo scorso 14 aprile, con un’assemblea molto partecipata, è stata presentata la campagna a Napoli. Il 28 sarà la volta di Bologna, al Barnout. E sempre a Napoli, il 12 maggio, si terrà il primo incontro nazionale che porrà al centro una questione affatto scontata: quali sono, per i comunisti e i rivoluzionari, le tesi d’aprile del 2017? Nel frattempo anche i muri hanno detto la loro…

Dei delitti, delle pene e del controllo sociale

“Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre strumenti volti a rafforzare la sicurezza delle città e la vivibilità dei territori e di promuovere interventi volti al mantenimento del decoro urbano”: così si apre uno dei due decreti Minniti, quello riguardante la sicurezza urbana, che ha sollevato voci di protesta per lo più incentrate su una critica “dirittocivilista” alle misure ivi contenute, piuttosto che una più prettamente politica che guarda a tutto il parterre di decreti che stanno producendo i Ministri dell’Interno e della Giustizia (col decreto Orlando). Il decreto Minniti sulla sicurezza urbana viene giustificato con “l’urgente e straordinaria necessità” di introdurre misure atte a contrastare l’illegalità e a garantire la sicurezza e il decoro nelle città, nonché la “vivibilità” dei territori, attraverso strumenti deterrenti della maggior parte degli abusi e dei reati che andrebbero a persistere nelle principali aree urbane. Continua a leggere »

Riflessioni a margine di una presentazione

 

La presentazione del libro di Micheal Dickson – Bomber Renegade – fatta al Sally Brown venerdì, merita alcune riflessioni aggiuntive al molto già detto nella recensione qui sotto. Da un decennio abbondante organizziamo presentazioni di libri, siano essi saggi o romanzi, comunque inerenti a quell’immaginario che una sinistra di classe dovrebbe tentare di ricostruire a prescindere dalle proprie differenze interne. Nonostante dunque una certa “esperienza” in materia, venerdì ci siamo trovati davanti a una “massa” di compagni inaspettata. Un centinaio di persone erano ad ascoltare (e sostenere) le parole di un militante dell’Ira. Perché? La pubblicizzazione, il sostengo militante all’Achtung Banditen, la presenza di Dixie, spiegano solo in parte la riuscita clamorosa dell’iniziativa (clamorosa perchè in Italia, senza un nome che “tira”, alle presentazioni di libri vanno in genere dalle 5 alle 7 persone, a prescindere dal tema e dalla pubblicizzazione). C’è qualcos’altro, e questo altro va ricercato nella politica. Lotta per la liberazione dell’Irlanda del nord è ancora un tema che suscita interesse, è senz’altro vero. Ma la ragione principale, almeno così sembra a noi, è che Dixie è stato un militante di un’organizzazione armata e un prigioniero politico. Continua a leggere »

Tiocfaidh ár lá – Presentazione di Bomber Renegade con l’autore Michael Dickson

 

Per parlare di Michael “Dixie” Dickson preferiamo partire dalla fine del racconto di cui è autore e protagonista, e precisamente dalle ultime righe della terza di copertina, dove si legge che è attualmente «attivo nell’organizzazione di concerti e di eventi sportivi militanti ed è una figura di riferimento della rete di tifoserie europee antifasciste». Sostenendo e praticando l’antirazzismo e l’antifascismo militante, come dice verso la fine del libro, tra le cui fila abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo. A leggere questa conclusione e risalendo alle prime pagine sembra di avere a che fare con una versione militante di sliding doors. A 16 anni infatti Dixie era nel genio militare dell’esercito britannico, prestando qualche anno dopo servizio per Sua Maestà nelle Falkland appena liberate dagli inglesi. Probabilmente quella sarebbe potuta essere la sua vita se per una passione calcistica tramandata dalla parte cattolica della famiglia e per una concatenazione di eventi non si fosse ritrovato nel 1982 – mentre era ancora nell’esercito – al Celtic Park ad ascoltare le rebel songs intonate con rabbia dalla tifoseria repubblicana contro gli inglesi (ci si trovava a nemmeno un anno dopo la morte di Bobby Sands e degli altri hunger strikers nel carcere di Maze). Da lì, il passo per comprare il Republican news, per entrare in una marching band, per trovarsi a parlare del “libro verde” con i volontari dell’Irish Republican Army e per organizzare materialmente l’attacco più importante che l’Ira abbia messo a segno al di fuori dei confini irlandesi o inglesi, sembra breve. E in Bomber Renegade la narrazione non lascia spazio a troppe riflessioni rispetto alla scelta di intraprendere la strada della lotta armata, con tutto quello che poteva conseguirne e che ne ha conseguito, dalla latitanza all’estradizione al carcere, all’evasione e poi di nuovo al carcere. Sembra piuttosto la naturale conseguenza di un’assunzione di responsabilità rispetto al fatto di possedere delle capacità – acquisite nell’esercito britannico e che potevano essere messe al servizio dell’Ira contro quello stesso esercito – e della casualità di vivere in anni in cui il processo di pace era ancora lontano. Continua a leggere »