APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

24 February :
1946 Juan Domingo Perón viene eletto presidente dall'Argentina

STATS

L’epocale eccezione del populismo Cinque stelle

 

La straordinaria e ininterrotta sequela di abbagli, errori, madornali gaffe, pastrocchi politici, sbandamenti ora a destra ora a destra, incapacità di governo, incapacità d’opposizione, che vede protagonista il M5S, è qualcosa di raro visto in politica. Per di più, il fuoco di sbarramento a media unificati – da Repubblica al Manifesto, dal Fatto al Corriere – contribuisce a raccontare il M5S come male principale della politica italiana. Giornalisti pagati unicamente per svelarne la natura corrotta e para-nazista trovano alloggio presso ogni testata, ogni televisione, per non dire delle case editrici, blog, settimanali. La maggior parte di queste critiche sono suffragate da fatti incontrovertibili. L’incapacità del M5S di essere forza politica credibile è un dato di fatto. Eppure, da più di cinque anni rimane saldamento il primo partito italiano. Anche fosse il secondo, o il terzo, il discorso non cambierebbe. La Lega o il Pd, Forza Italia o Rifondazione: tutti i soggetti politici hanno pagato elettoralmente il prezzo della propria incoerenza e incapacità, nel presente o in passato. Tutti tranne il M5S. Continua a leggere »

Sinistra ed elezioni, la traversata nel deserto è appena iniziata

 

Ogni situazione concreta impone un ragionamento anch’esso il più possibile concreto. Le elezioni non sfuggono a questa semplice regola della politica, quella per cui non esistono schemi precostituiti. Ecco il motivo per cui le imminenti elezioni di marzo costringono la sinistra (quantomeno la sinistra credibile, ché quella incredibile già va indossando il costume double-face elettoralista/astensionista) ad una riflessione seria e originale. Il progetto di una lista di sinistra, Potere al popolo, in questi giorni ha contribuito a movimentare il dibattito elettorale, costretto fino a pochi giorni fa a barcamenarsi tra le pastoie liberali di Mdp-Si e il folklore opportunista del Brancaccio. Un dibattito che avremmo volentieri evitato, per due motivi: siamo, in fondo, un piccolo collettivo cittadino, incapace di spostare alcunché in termini politici ed elettorali nazionali; parliamo di una lista fatta in gran parte da compagni riconosciuti, dunque anche posizioni critiche esasperate avrebbero avuto poco senso. Lo scorso sabato però Eurostop, la piattaforma politica anti-europeista di cui facciamo parte, ha deciso di aderire al progetto della lista Potere al popolo. A questo punto ci è parso giusto dire la nostra in merito, perché è un evento che ci coinvolge direttamente. Continua a leggere »

La periferia come modello di civiltà

 

Secondo la “Commissione di inchiesta sulla sicurezza e sul degrado delle città e delle periferie”, 15 dei 21 milioni di residenti nelle aree urbane vivono in periferia (qui). La periferia si conferma, anche nelle statistiche ufficiali, come il più importante contenitore di povertà e sfruttamento del nostro paese. Siamo in presenza di una nuova e, per certi versi, inedita forma di territorializzazione dell’esclusione sociale. La metropoli contemporanea non si presenta solo come superamento definitivo della città moderna, con i suoi connessi diritti sociali di cittadinanza, ma come sintesi governamentale di una forza lavoro esclusa da qualsivoglia processo di riconoscimento (sia esso sociale, culturale, politico). Sfruttando alcuni cartogrammi prodotti dalla Commissione parlamentare, si può cogliere il significato di questa territorializzazione, che si presenta come processo economico fondato su di una volontà politica, ma che al tempo stesso cortocircuita con i canali tradizionali della rappresentanza politica. Un mostro prodotto dal laboratorio liberista, che non può fare a meno della manodopera metropolitana, ma che si approccia ad essa attraverso paradigmi gestionali tipicamente neocoloniali fondati sempre più sul carattere duale di una popolazione che continua però a insistere su di uno stesso territorio nazionale, quindi ancora giuridicamente parte di uno stesso organismo giuridico-politico, sebbene in fase di superamento. I riflessi di questo superamento sono oggi percepibili nelle metropoli, vere e proprie zone economiche speciali entro cui trovano sperimentazione forme di esclusione sociale e politica. Continua a leggere »

Schizofrenie borghesi tra Roberto Spada e Jenny Savastano

 

La vicenda di Ostia si iscrive in un quadro di relazioni sociali deteriorate, in cui il rapporto tra criminalità e fascismo si rafforza col procedere della crisi. Allargando la visuale, riusciremmo però a individuare la cornice culturale entro cui si manifesta la schizofrenia borghese che manipola le mitologie della periferia. Ci viene in soccorso un’intervista a Roberto Saviano, ingegnere delle nuove mitopoiesi ribelli. Immediatamente dopo l’aggressione di Roberto Spada al giornalista Daniele Piervincenzi, Saviano si contraddistinse per la posizione più dura: «Ostia capitale di Mafia. […] Per quanto mi riguarda, alla luce di tutto questo, combattere CasaPound significa fare antimafia». Nel congeniale ruolo di sostituto procuratore nazional-popolare, il Nostro invocava la repressione più severa: nessuna pietà per Spada e soci, anzi: indagare anche gli eventuali referenti politici. Molto bene, finalmente qualcuno che dice le cose come stanno, abbiamo pensato anche noi. Questo il Saviano di lotta, il Pm mediatico che a ideologie unificate proclama il suo j’accuse legalista. C’è però anche il Saviano di governo, artefice di una nuova e perversa educazione criminale. Continua a leggere »

Astensionismo e dintorni: avvertenze prima dell’uso

 

Sicilia e Ostia hanno confermato una tendenza ormai storica: l’astensionismo è sempre il primo dei “partiti” scelti dagli elettori. Un crollo elettorale vertiginoso. Tanto per fare un esempio, nelle elezioni statunitensi – parallelo ricorrente – l’anno scorso avevano votato il 56% degli elettori. A Ostia il 36%, in Sicilia il 46%. Siamo ampiamente al di sotto del triste riferimento americano. Siamo in presenza allora non di un “normale” assestamento della democrazia liberale che sopravvive soprattutto grazie alla scarsa partecipazione politica (di cui il non voto è solo uno dei momenti). Siamo di fronte a una mutazione genetica della democrazia rappresentativa, di cui rimane la forma (elettorale), ma non più il contenuto (cosa e chi rappresentano effettivamente gli eletti?). Domande che trovano spazio il giorno dopo le diverse tornate elettorali, ma che scompaiono il martedì mattina, proprio perché questo fatto rafforza più che indebolire i governi liberali: perché preoccuparsene più di tanto? Continua a leggere »

Corriere della Sera, Nemo, ovvero: il supporto mediatico al neofascismo romano

 

Della normalizzazione, e della conseguente ri-legittimazione, del neofascismo abbiamo scritto varie volte. Superati i clamori dell’ennesima polemica ad usum media – stavolta è toccata ad Anna Frank – si tornerà a considerare normale la partecipazione neofascista alla spartizione mediatico-culturale del paese. Lo sdoganamento passa soprattutto attraverso l’attivazione di determinati frame narrativi falsamente obiettivi, in realtà volti alla costruzione di un ambito di legittimità sociale del neofascismo che ne rilancia il ruolo politico. In questi giorni sono andati in onda due “servizi” “giornalistici” sul neofascismo romano. Il primo apparso su Nemo – nessuno escluso del 12 ottobre, riguardante Forza nuova; il secondo pubblicato sul sito del Corriere della Sera il 25 ottobre, focalizzato su Casapound e le elezioni di Ostia del prossimo 5 novembre. Nonostante parlassero di territori ed organizzazioni differenti, i due servizi utilizzavano lo stesso linguaggio narrativo, il medesimo schema giornalistico. Continua a leggere »

Hegel in Catalogna

 

«Tra i gravi impedimenti che il marxismo volgare frappone alla diffusione e all’influsso del marxismo si annovera proprio questo illecito e fallace irrigidimento dei rapporti reali. Non basta, in risposta, appellarsi a Lenin, che dimostra a più riprese e in varie occasioni come ogni verità si trasformi in errore non appena la si esageri oltre misura»

György Lukacs, Il marxismo e la critica letteraria – premessa all’edizione italiana, Einaudi, 1964

 

La questione catalana ha fatto chiarezza almeno su di un punto: ha indicato la distanza incolmabile tra chi fa politica e chi parla di politica. In assenza di lotte di classe, la confusione ha portato spesso alla sovrapposizione dei due aspetti. I social network, dal canto loro, hanno acuito drammaticamente tale disordine. Eppure è bastata l’irruzione di un movimento reale per rimettere le cose al loro posto. I commentatori della politica, sovente marxisti dei più duri, ancora si attardano, breviario alla mano, alla ricerca della giusta citazione, della frase granitica, che dovrebbe sgomberare il campo delle facili infatuazioni regionalistiche. La Storia ha parlato, inutile discorrere altrimenti: lo Stato va salvaguardato, anzi, più grande esso diventa migliori le potenzialità delle classi subalterne. Con ciò, fine di ogni illusione piccolo borghese di ritorno al tempo che fu. Le piccole patrie trovano il loro posto nella raccolta differenziata dello spirito dei tempi. Amen. Chi, al contrario, rimane nonostante l’orrore post-moderno un militante politico, nella questione catalana vede un’occasione. Vaglielo a spiegare, ai profeti della logica, l’alchimia della circostanza nella storia. Tempo perso. Continua a leggere »

Il turismo come modello produttivo

 

Tutti siamo stati, siamo e saremo sempre più turisti, anche se ci piace raccontarci come viaggiatori, escursionisti, scopritori, eccetera. Inutili e sottilmente reazionarie le intemerate contro “i turisti” o, peggio ancora, contro il turismo “low cost”, protagonista dell’imbarbarimento progressivo delle nostre città d’arte. Posto il freno dunque a certo facile moralismo, va però rilevata la funzione a dir poco epocale che sta assumendo il turismo come modello economico, produttivo, geopolitico e relazionale. Da decenni si sente dire che il turismo sarebbe “il nostro petrolio”, la risorsa inesauribile che dovrebbe arricchire le nostre tasche e il nostro Pil. Non solo non è così, ma le due cose sono in diretta contrapposizione. Un conto è avere il petrolio, un altro intercettare i flussi turistici globali. Un conto è avere industrie, altro conto è specializzarsi nella ricettività alberghiera. Un conto è produrre automobili, altro è sfornare pizze. In altre parole: un conto è l’autosufficienza economica, altro la dipendenza dai suddetti flussi turistici. Continua a leggere »

Quell’insano bisogno di glorificazione

 

Difficile svelare il mistero che porta con sé una cultura massmediatica che procede dissacrando costantemente se stessa e, nel medesimo tempo, in continua ricerca di nuovi eroi ambiguamente popolari. La morte di Paolo Villaggio in tal senso fornisce più di un solido esempio. E’ il sintomo di una perversione che agisce non solo dall’alto verso il basso, dai grandi media al popolo, ma prorompe soprattutto dal “popolo” stesso. Nonostante la post-modernità abbia apparentemente espunto il sacro, questo si impone per altre vie, attraverso altri canali, inconsapevolmente (per chi lo subisce). La morte dell’attore ha dato il via al processo di santificazione. Chi avesse osato addentrarsi nella critica di questo o quell’aspetto del suo lungo percorso professionale, veniva escluso dalla comunità dei credenti, coincidente, ça va sans dire, col “popolo”. Continua a leggere »

Riflettere sulla non-morte del neoliberismo

 

Il noto filosofo Roberto Esposito si chiede su Repubblica (26 giugno) perché la morte annunciata del neoliberismo tardi ad arrivare (qui l’articolo). Nonostante la povertà e le guerre generate in questo ventennio, nonostante la crisi decennale, nonostante sia posto sul banco degli imputati come protagonista indiscusso del fallimento economico globale, «il neoliberismo è uscito addirittura rafforzato da una crisi che avrebbe dovuto distruggerlo». In effetti, la realtà sembra confermare il dilemma. Il neoliberismo è l’orizzonte unico entro cui pensare la politica e l’economia contemporanee. Anche i populismi al governo, Trump su tutti, ma anche Syriza a ben vedere, possono strepitargli contro in campagna elettorale, ma una volta al comando non possono far altro che adeguarsi alla normale gestione liberista delle relazioni produttive. Da dove deriva questa forza? Esposito rilegge Dardot e Laval, utilizzandoli come paradigma interpretativo: il neoliberismo sopravvive perché è anzitutto un progetto di governo. Lungi dall’essere un semplice modello economico, il neoliberismo è un sistema di relazioni sociali pervasive. Continua a leggere »