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ACCADEVA OGGI…

24 September :
1979 - Prospero Gallinari viene gravemente ferito e catturato a Roma dopo una sparatoria con la polizia. Gallinari è uno dei componenti del nucleo brigatista che sequestrò Aldo Moro

STATS

Sinistra senza politica contro un populismo senza popolo

 

L’azione giudiziaria contro Salvini smaschera due motivi di fondo di questa stagione politica. Il primo riguarda le forze dell’establishment, e in primo luogo la “sinistra”. Il secondo invece svela alcuni caratteri del “populismo” che con fatica riescono a cogliersi dietro i fumogeni giornalistici inadeguati alla comprensione della realtà. Riguardo al primo punto: secondo un copione ormai strutturato, la “sinistra” si presenta come braccio politico-ideologico dell’azione della Magistratura. Non è qui in discussione il merito della scelte di quest’ultima. Può essere corretto o meno il tentativo di inchiodare Salvini alle proprie responsabilità, anche penali, sul caso della nave Diciotti. Il problema è politico, come si sarebbe detto un tempo, e riguarda la proiezione – e la percezione – della sinistra nella società. Che è più o meno questa: una parte politica sconfitta alle urne ed espulsa dai luoghi fisici dove risiedono le principali contraddizioni sociali del paese, cerca attraverso la via giudiziaria di sbarazzarsi del nemico politico sostenendo e favorendo l’azione giudiziaria contro di questo. Ricorda qualcosa? Ovviamente: siamo ancora fermi al 1994. Continua a leggere »

L’enigma antipopulista

 

Prima o poi, inevitabilmente, la luna di miele populista finirà. Dubitiamo che questa fine avverrà per incapacità politica delle forze al momento al governo: nonostante lo smascellarsi invidioso delle truppe antipopuliste, M5S e Lega sanno fare politica (quantomeno meglio dei loro competitors). Forse tra qualche tempo entreremo in una fase di crescita economica talmente impetuosa da dileguare le ragioni sociali del populismo, quel rancore diffuso che trova nel governo giallo-verde lo strumento per vendicarsi di Pd e affini. Forse, al contrario, una fase di deciso rallentamento del Pil, dei salari, delle aspettative, potrebbe prosciugare l’acqua persino ai movimenti di protesta. O forse, ancora, nascerà nell’establishment un qualche uomo nuovo, à la Macron, in grado di recuperare il consenso perduto dei ceti dominanti. Per una ragione o per l’altra, insomma, il populismo entrerà in contraddizione insanabile. Al momento, però, viviamo in uno scenario completamente opposto. Continua a leggere »

La strana hit parade dei governi reazionari…

Non avevamo fatto in tempo ad anticiparla che, puntualmente, è arrivata la dichiarazione del segretario del Prc che definisce il neonato governo pentaleghista come quello più a destra della storia. Se quello presieduto da Conte è il peggiore di sempre, ci chiediamo allora dove vadano collocati, in questa speciale hit parade, i governi anticomunisti di Scelba e Tambroni e degli operai ammazzati nelle piazze. Oppure quelli che preparavano i golpe e commissionavano le stragi ai servizi e ai fascisti. Continua a leggere »

Il governo e il gioco dell’Oca

E così, alla fine, si ritorna al punto di partenza, con la giostra della politique politicienne che in poche ore ha fatto l’intero giro per tornare dov’era partita, impossibilitata a trovare una via d’uscita da quel “bipopulismo imperfetto” fotografato dalle elezioni del 4 marzo. Ogni attore in commedia potrà finalmente ricominciare a recitare la sua parte laddove l’aveva lasciata: la Lega e i Cinque Stelle potranno tornare a promettere mari e monti facendo i conti senza l’oste di Bruxelles, il Pd potrà riprendere la faida interna che dovrebbe portare alla nascita del nuovo partito à la Macron, Forza Italia potrà continuare lentamente ad estinguersi nella speranza che Berlusconi prima o poi resusciti e la sinistra-sinistra potrà ricominciare ad inveire sui social contro “il governo più di destra dalla caduta del regime fascista” cercando così di esorcizzare la sua scomparsa dalla società reale.  Continua a leggere »

Tanto tuonò che piovve

Nel tentativo di salvaguardare il rispetto dei vincoli europei da parte dell’Italia ieri sera Mattarella ha fatto un favore enorme tanto a Salvini quanto a Di Maio, traendoli d’impaccio e regalando loro un capitale politico che, se non sono stupidi (e, ahinoi, non lo sono), potranno agevolmente incassare di qui a qualche mese, quando il paese sarà nuovamente chiamato alle urne. E quando il frame entro cui si giocherà la partita elettorale sarà quello dello scontro verticale (ovviamente fittizio) tra popolo ed élite, tra sovranità democratica e diktat europei, con buona pace di quanti vorrebbero ricondurlo sull’asse orizzontale centrodestra vs centrosinistra. Continua a leggere »

La lunga attesa della sinistra elettorale

Dal 4 marzo, non appena ha iniziato a prendere forma l’abbraccio populista fra i 5 stelle e la Lega, buona parte della sinistra elettorale si è seduta sulla riva del fiume convinta di veder passare da li a breve il cadavere di quanti, pur convinti progressisti, avevano votato per il movimento di Di Maio. Il refrain con cui molti commentavano il successo grillino era che quei voti “erano nostri”, che “fossero solo in prestito” e che prima o poi “ce li saremmo ripresi”. Continua a leggere »

Tutta la periferia in uno svincolo…

Si dice in giro, si mormora, che il primo giugno dovrebbero finalmente riprendere i lavori per l’allargamento della Tiburtina. Il Comune di Roma e l’amministratore strardinario della Tecnis, l’azienda vincitrice dell’appalto, avrebbero finalmente trovato il modo per evitare che i fondi pubblici stanziati per i cantieri venissero poi stornati per saldare i debiti dell’azienda stessa. Nulla ci toglie dalla testa che questa “accelerazione improvvisa” sia anche (e soprattutto) merito delle mobilitazioni popolari di questi mesi. Continua a leggere »

Come si pensa una rivoluzione?

 

 

E’ in edicola, in verità da qualche settimana, la pubblicazione degli atti del convegno che abbiamo organizzato lo scorso autunno al Csoa Intifada. Nel centenario della Rivoluzione tentare la strada del ricordo originale non era certo cosa semplice. Crediamo, nonostante ciò, che i contributi ospitati in questo breve volume colgano l’essenza della Rivoluzione russa, che è un fenomeno storico ben preciso e inaggirabile anche guardando al futuro dei movimenti di classe, e non solo al loro passato. Ancora oggi, è da lì che siamo costretti a ripartire. Proprio per questo, pubblichiamo per interno il contributo di Paolo Cassetta sul bolscevico come “nuovo tipo di rivoluzionario”. Dedicato soprattutto a tutto coloro che considerano, sulla scorta dell’imbalsamazione del leninismo operata dal Pci, Lenin e il bolscevismo come qualcosa inerente all’ortodossia del socialismo. Al contrario, la Rivoluzione è il frutto della capacità sinergica del bolscevismo di far vivere il marxismo dentro le particolari condizioni sociali, culturali e rivoluzionarie russe, in modo tutto fuorché ortodosso. Buona lettura.  Continua a leggere »

Bullismo e contestazione: il labile confine tra protesta e viltà

 

La scena del professore di Lucca bullizzato da un suo studente tra gli sghignazzi del resto della classe deve aver mandato in visibilio le truppe agli ordini della biopolitica: quale miglior esempio di destituzione del potere costituito? L’attacco al cuore del dispositivo repressivo incarnato nella figura del professore è il primo beffardo segno di ribellione verso una microfisica del potere che dal professore toscano tramanda direttamente alla governance capitalista. Non può che essere così a unire i puntini del filosoficamente corretto. Eppure in questa eccitante ricostruzione ideologica si perde di vista non solo la dignità umana momentaneamente calpestata, ma i ruoli dei soggetti coinvolti. Confondere un anonimo impiegato pubblico per il ganglio periferico di una pervasiva catena di comando del capitale significa affidare la propria comprensione della società al sabba strutturalista espunto dalla realtà ma ancora gagliardo nei corridoi universitari. Continua a leggere »

Aldo Moro e il decennio dimenticato

 

Del sequestro di Aldo Moro conosciamo nel dettaglio la sceneggiatura, ma mai come in questo anniversario non ne riconosciamo più la verità. E’ scomparsa, obliterata da spirito di vendetta o forse, più semplicemente, da ignoranza politica, la storia. Venuto meno il contesto, non rimane che la fiction: targhe e auto, svolte e toponomastica, ricordi di nipotini precocemente orfani e complottismi d’ogni ordine. All’incanto catto-comunista è subentrato il disincanto cossighiano, per tornare all’incomprensione post-moderna, ma la prima vittima rimane la comprensione degli eventi. C’è un filo rosso che collega la memorialistica di questi giorni: la forzata de-contestualizzazione di un episodio trasformato in evento e slegato da qualsivoglia processo. Aldo Moro non è l’apice – glorioso o tragico, a seconda delle opinioni – di un decennio di scontro di classe. E’ una fiction Rai innestata nella politica italiana. Continua a leggere »