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Paure che generano repressione

 

Pochi giorni fa ad un altro compagno del nostro collettivo è stato comminato “l’avviso orale”, il provvedimento ingiuntivo di carattere generale non fondato su un reato specifico ma risultante dal complesso della propria militanza politica. Il giudice ci intima così di “mutare condotta”. L’avviso giunge al culmine di una serie di provvedimenti già comminati ad altri compagni dei movimenti sociali romani, tra cui lo stesso avviso orale a Guido Lutrario – dirigente romano del sindacato Usb – e al provvedimento di “sorveglianza speciale” dato a Luca Faggiano e Paolo di Vetta dei movimenti di lotta per la casa. In pieno autunno e col referendum alle porte, un chiaro segnale di prevenzione politica rispetto non tanto (o non solo) a “ciò che si è fatto”, ma soprattutto a “ciò che si avrà in mente di fare”. Purtroppo, mentre pubblichiamo questa riflessione, un’altra nostra compagna è stata arrestata ed è attualmente in stato di detenzione presso il carcere di Rebibbia dopo gli scontri di sabato scorso a Magliana.  Continua a leggere »

Il Corto Circuito non si sgombera

 

Nel giorno della morte di Dario Fo e della vittoria del premio Nobel di Bob Dylan – due eventi a loro modo storici – viene sgomberato il centro sociale Corto Circuito. Per quanto flebile, ormai sfilacciato o volontariamente negato, esiste un filo rosso che collega idealmente due forme di militanza – politica e culturale – che hanno contribuito attivamente al racconto e all’emancipazione delle classi subalterne. Lo sgombero del Corto Circuito è un atto pensabile solo per i tempi che corrono, un’operazione giudiziaria e poliziesca, più che politica, che descrive bene il costante arretramento che viviamo come movimenti sociali. Quello che per un ventennio abbondante è stato il luogo politico centrale della sinistra antagonista romana – nelle virtù come nelle problematicità, ovviamente – viene trattato oggi come l’ultima delle occupazioni da pacificare e da legalizzare. Un evento impensabile fino a qualche anno fa, reso possibile dal processo di commissariamento della politica in atto da tempo e che a Roma ha raggiunto vette incontrollabili. Continua a leggere »

L’irrazionalità liberista degli sgomberi di Tronca

 

Il liberismo economico altro non è stato, in questo quarantennio, che l’enorme diga innalzata dal sistema produttivo alla sua sempre più drastica incapacità di valorizzare i capitali investiti nei paesi a “capitalismo maturo”. Se il capitalismo è per definizione un sistema “irrazionale”, il liberismo costituiva la risposta in qualche modo razionale alla perdita di profittabilità. Razionale ovviamente rispetto al capitale privato, e tenendo conto di un orizzonte di breve-medio periodo. La crociata che sta intraprendendo Tronca contro l’economia pubblica cittadina è, viceversa, completamente irrazionale, sia economicamente che politicamente. Non sta sacrificando quote di consenso in nome del profitto privato, ad esempio. La mole di patrimonio immobiliare cittadino regolarmente assegnato tramite delibera a una miriade di associazioni del tipo più vario, non è oggi in alcuno modo valorizzabile. Sono locali relativamente piccoli, per lo più ubicati in periferia, da ristrutturare completamente. Continua a leggere »

Francia, quando l’eccezione diventa regola

La scorsa settimana tra la disattenzione pressochè generale, almeno nel nostro paese, il presidente francese François Hollande ha annunciato la proroga dell’état d’urgence per altri tre mesi. Il dispositivo “d’eccezione” che era stato introdotto la notte tra il 13 e il 14 novembre, subito dopo gli attentati di Parigi, e prolungato fino a tre mesi con un voto quasi unanime delle camere il 29 novembre, verrà quindi  ulteriormente allungato. Fino a quando? Interrogato in merito il premiere Manuel Valls ha risposto candidamente: per tutto il tempo necessario. Fin quando esisterà la minaccia e noi non avremo sconfitto l’Isis. Significativamente la proposta di proroga verrà sottoposta alle Camere il prossimo 3 febbraio, lo stesso giorno in cui l’Assemblea Nazionale sarà chiamata ad esprimersi sull’introduzione di alcune delle norme previste dallo Stato d’emergenza nella Costituzione stessa. E’ l’eccezione che si formalizza fino a divenire regola. Il trasferimento di competenze e poteri dal potere giudiziario a quello esecutivo. Un processo che se in questo momento vede la Francia all’avanguardia, interessa però l’intera impalcatura europea. Come dimostrano la “Ley Mordaza” in Spagna o la proposta di legge Alfano al vaglio in Italia. Abbiamo ritenuto interessante, allora, riprorre l’intervento tenuto dall’avvocato Florian Borg durante il recente convegno ”Europa da stato di diritto a stato di eccezione” organizzato da Legal Team Italia, Osservatorio sulla Repressione, Sgattabuia e Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica. (Per chi volesse ascoltare tutti gli interventi questo è il link) Continua a leggere »

Lo sgombero della politica

 

Il minacciato sgombero di Esc, a cui diamo comunque la nostra solidarietà, non può certo definirsi un fulmine a ciel sereno. È invece l’ennesimo tassello di una stagione segnata dal commissariamento della politica. Il problema non è la difesa di questo o quel centro sociale, sebbene ovviamente necessaria (come Esc, si trovano sotto sgombero il Corto Circuito, Casale Falchetti, l’Auro e Marco, mentre per la Casa della Pace e Degage già si è provveduto in estate; per non parlare delle decine di occupazioni abitative perennemente in bilico). Il problema è che non è possibile alcuna resistenza “militare” che non passi per un riequilibrio dei rapporti di forza politici. Oggi questi sono al punto zero. Se Prefetto o Commissario decidessero di sgomberare tutto, la resistenza che potremmo mettere in campo sarebbe, in tutta onestà, ininfluente. Per ripartire dovremmo allora capire perché oggi la nostra capacità d’influenza politica è azzerata. È questa la domanda che ci pone la minaccia di Tronca: non “come faremo a resistere”, ma: come siamo arrivati a questo punto? Continua a leggere »

Le scuole nello stato di eccezione permanente. Un contributo degli studenti

 

Pubblichiamo un contributo scritto dal nostro gruppo studentesco e universitario, insieme agli studenti in queste settimane coinvolti nelle occupazioni scolastiche, sull’adeguamento scolastico allo stato di eccezione permanente presente nella Capitale.

Nelle ultime settimane la città di Roma appare sempre più nervosa per la “minaccia terrorismo”  e  mentre tutti corrono ai ripari nessuno sa realmente cosa fare. Quindi, per ora, si riempiono le stazioni di militari con l’unico apparente compito di controllare l’obliterazione di tutti i biglietti mentre il ceto politico romano, Pd in testa, è intento a capire il modo migliore per spartirsi la torta del Giubileo e, magari, trovare un altro fantoccio da far sedere in Comune per distogliere l’attenzione dai loro sporchi affari “privati”. Già, affari, che di privato hanno solo i profitti come quello della Metro C, il cui cantiere rischia di fermarsi definitivamente a dicembre finchè il Comune non pagherà qualcosa come 260 milioni a fronte di una spesa totale che finora, secondo alcune stime, si aggira tra i 4 e 5 miliardi! Continua a leggere »

Storie di ordinaria repressione

 

Fine settimana intenso questo per la repressione. Nella notte tra sabato e domenica veniva sabotata una linea di Alta velocità tra Milano e Bologna per protestare contro l’adunata fascioforzaleghista bolognese, fatto che ha prodotto la levata di scudi del capo occulto dei No Tav Erri De Luca*. Trasformato in radical opinion leader, ormai onnipresente in Tv, il Voltaire napoletano dichiarava che i sabotatori meritavano il carcere perché “per i danneggiamenti materiali è giusto pagare”. Ora, evidentemente qui la questione non è quella dell’opportunità o meno di un’azione del genere, più o meno legittimamente opinabile e anche secondo noi forse inopportuna tanto nel merito quanto nel metodo. La questione dirimente è quella di augurare il carcere a dei compagni, soprattutto il giorno dopo l’esaltazione mediatica della destra riunita sotto le insegne del fascioleghismo, contribuendo, sempre mediaticamente, a far passare i leghisti per aggrediti e i compagni per aggressori. Continua a leggere »

Il Maker Faire non inventa proprio niente: come al solito prefetto, polizia e rettore schierati contro gli studenti.

 

Ieri, dopo settimane di mobilitazioni dentro la Sapienza contro la volontà di trasformare per tre giorni l’università più grande d’Europa in una vetrina per Enel, Eni, BNL ecc., noi come collettivo e molti altri studenti ci siamo diretti in corteo per reclamare la libera entrata all’università. Al nostro arrivo ci siamo trovati il solito spettacolo a cui siamo abituati qui a Roma da più di qualche mese: polizia a destra, a sinistra, davanti e dietro, con tanto camionette ed idranti. Nonostante questo il corteo si è diretto verso l’entrata dell’ateneo ed è iniziata una trattativa con gli organizzatori della Maker Faire per riuscire ad entrare ma senza ottenere risultati. A questo punto abbiamo chiesto di parlare con dei rappresentanti della Sapienza che non si sono fatti vedere, delegando di fatto la “risposta istituzionale” alla polizia che, apparentemente da un momento all’altro, è partita con una dura carica con tanto di idranti e membri della digos sguinzagliati con la bava alla bocca che puntavano singoli studenti. Il bilancio è di una testa spaccata, molti ammaccati e 5 arresti, due dei quali denunciati a piede libero mentre 3 compagni sono ancora in carcere in attesa della convalida o meno. Continua a leggere »

Il progressivo commissariamento della società

 

La divisione delle curve romane imposta dal Prefetto Gabrielli è un episodio intimamente correlato alla gestione commissariale della città. Ne descrive il senso politico, quello di una lotta senza quartiere agli spazi di autogestione delle classi popolari. Pensare che il fatto non ci riguardi sarebbe reiterare l’errore storico di considerare la questione curve qualcosa di diverso, o di altro, o di avverso, alla questione delle classi subalterne e alle loro modalità d’espressione e di riproduzione. Magari nascondendosi dietro la scelta soggettiva di alcune curve di schierarsi apertamente a destra. Un po’ come abbandonare i quartieri popolari perché nel frattempo egemonizzati da un certo razzismo fascio-leghista. Uno dei tanti errori di prospettiva della sinistra radicale, che ha relegato non solo il calcio, ma ogni fenomeno dello sport professionistico a “questione capitalista”, in quanto tale da combattere, non riconoscendo lo sport – anche e soprattutto agonistico e professionistico – come collegato direttamente e storicamente alla natura umana fondata sulla cooperazione sociale. Continua a leggere »

Storie del corteo fantasma

 

Venerdì avrebbe dovuto svolgersi un corteo, per protestare contro lo sgombero di Degage e la minacciata politica di sgomberi promessa dal Prefetto Gabrielli. Un normale corteo, come ce ne sono per fortuna tanti simili, eppure questa volta la Questura romana ha deciso di scardinare la normale dialettica democratica che vuole ogni manifestazione autorizzata a meno che il luogo prescelto o l’orario indicato non turbino significativamente l’ordine pubblico. Nulla di tutto questo era presente nelle richieste degli organizzatori, quanto la possibilità di manifestare liberamente fino alla Prefettura, cioè l’ideale controparte politica della manifestazione. Insomma, come dicevamo, un evento normalissimo, tipico, addirittura noioso. Come dicevamo a giugno, però, nel frattempo in città è stata approvata una norma che impedisce la normale dialettica democratica. Il Protocollo d’intesa sulle manifestazioni impedisce i cortei nel centro cittadino che non abbiano carattere nazionale, numeri adeguati e non siano collocati nel fine settimana. Per tutto il resto, si viene relegati a sit-in o a manifestazioni in periferia. Una norma anti-costituzionale, avrebbe gridato un tempo il “sincerismo democratico”. Continua a leggere »