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ACCADEVA OGGI…

20 September :
1972 - Ad Atene i funerali del poeta greco Giorgio Seferis si trasformano in una massiccia dimostrazione popolare contro la giunta militare dei "colonnelli"

STATS

Il sovranismo populista di Marcos

 

[Più di vent'anni dopo, un testo che sembra scritto oggi. Che però verrebbe scambiato per il report dell'ultimo consiglio dei ministri giallo-blu, o forse per la lezione inaugurale del think tank di Steve Bannon. Cambiano i tempi, non le mitologie che si costruiscono attorno alle diverse posizioni politiche].

“Noi stiamo dicendo che nella nuova fase del capitalismo, il neoliberismo, si verifica una distruzione dello Stato nazionale. Noi diciamo che la patria non c’è più. Si sta distruggendo il concetto di nazione, di patria, e non soltanto nella borghesia, ma anche nelle classi governanti. È molto difficile pensare che vi siano settori del governo che difendano il concetto di nazione. Coloro che difendono il concetto di nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere culturali. Il costo maggiore per l’umanità è che per il capitalismo finanziario non c’è niente. Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve cominciare a recuperare i concetti di nazione e patria”. Continua a leggere »

Tra Lenin e Fanon. Per una “teoria critica” del presente.

 

di Giulia Bausano

L’occasione della ripubblicazione di una raccolta antologica di alcuni scritti della RAF[1] è stato il quarantennale dall’assassinio di Ulrike Meinhof, uccisa nel carcere di Stammhein il 9 maggio 1976. Ma l’intento di questo lavoro non è né celebrativo, né esclusivamente memorialistico, ritenendo che la memoria non possa che consistere in una ripresa in mano, da parte dell’odierna generazione di militanti rivoluzionari, di quanto dell’esperienza RAF sembra avere ancora qualcosa di importante da dire nello scenario attuale. Pertanto con l’introduzione ai testi abbiamo provato ad individuare e riflettere su alcune ipotesi della RAF che, a nostro avviso, hanno trovato conferma nella realtà in cui viviamo: cioè l’odierna fase imperialista del capitalismo globale. Continua a leggere »

2015, sussulti e tumulti. Cosa spaventa i poteri forti mondiali?

 

Di Geraldina Colotti per Caracas ChiAma

 

“La minaccia del chavismo”. L’etichetta utilizzata da certi media spagnoli per presentare gli articoli contro il partito Podemos racchiude perfettamente il senso del gigantesco attacco dispiegato contro il Venezuela bolivariano. Minaccia per chi, se il Venezuela di Chávez e Maduro non ha mai sganciato droni né inviato truppe d’occupazione? Basta sostituire “chavismo” con “socialismo” e tutto diventa chiaro: la minaccia per i grandi potentati economici, per gli interessi delle classi dominanti a cui il chavismo ha messo un po’ di museruola. La paura dell’esempio, per quanto diluito e lontano dalla Grande Paura della rivoluzione bolscevica del 1917, che ha fatto tremare la borghesia per settant’anni. Dall’89 in poi, vecchi e nuovi padroni delle ferriere pensavano di averla fatta finita davvero. E invece no, la minaccia è ricomparsa dall’interno del proprio “cortile di casa”, l’America latina. Addirittura dallo “scombinato” – ma petrolifero – Venezuela, pronto per essere impacchettato e servito secondo il modello Fmi. Una ricetta ampiamente assaggiata dalle classi popolari durante la rivolta del Caracazo del 27 febbraio 1989: circa 3.000 morti per le pallottole di militari e polizia scatenati dal governo di Carlos Andrés Pérez (A.D, centrosinistra). Continua a leggere »

Il Golpe sventato e la formula “magica” del 31F

In questo secondo editoriale per Caracas ChiAma, Geraldina Colotti ci descrive con una appassionante lucidità lo scenario turbolento che sta affrontando il processo rivoluzionario in Venezuela, tra golpisti filo USA e resistenza popolare. E ci svela la storia del 31F: una formula “matematica” destinata a fare la Storia del ribelle continente latinoamericano.

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Per spiegare quel che stava succedendo, Chávez riprese una“formula matematica” usata dai movimenti allora: 27 Febbraio (il caracazo) + 4 Febbraio(la ribellione civico-militare)= 31 Febbraio: 31F; una terza via, utopica ediversa, un giorno che non esiste sul calendario, “por ahora”.

Prove di golpe in Venezuela. Un gruppo di ufficiali dell’aviazione, in combutta con personaggi dell’opposizione e solidi appoggi in Nord America, progettava di uccidere il presidente, bombardare Miraflores e prendere la guida del paese, confidando in una nuova esplosione di guarimbas (micidiali tecniche di guerriglia di strada inventate dall’estrema destra). Questa la denuncia di Nicolas Maduro, che ha diffuso i particolari del piano con tanto di mappe, nomi e cognomi. Un carnevale di sangue nel Carnevale in corso in Venezuela. Continua a leggere »

Febbraio in Venezuela. Mese di ricorrenze e riflessione

 

Inauguriamo oggi, con questo articolo, una rubrica sul Venezuela e sul Latinoamerica che settimanalmente (così almeno ci auguriamo) ci accompagnerà nei prossimi mesi.
Questa rubrica ripubblicherà i pezzi che usciranno sulla pagina Caracas ChiAma, parte integrante del progetto di controinformazione e “guerrilla comunicacional”, come piace definirla ai compagni sudamericani, posto in essere dalla Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana. Controinformazione che diventa una delle armi più affilate da utilizzare contro l’imperialismo USA-NATO che proprio in questo momento sta tentando di destabilizzare il potere popolare costruito in Venezuela.
Pubblichiamo quindi questo articolo di Geraldina Colotti, una grande compagna e giornalista, collaboratrice de Il Manifesto e de Le Monde Diplomatique, nonché una delle poche voci autorevoli sul Latinoamerica del giornalismo nostrano.
Buona lettura!

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di Geraldina Colotti per Caracas ChiAma

Febbraio, in Venezuela, è un mese di ricorrenze e di riflessione. Si ricordano due date, il 4 e il 27, fondamentali per ricostruire il tracciato della rivoluzione socialista bolivariana: una formula che governa dal dicembre del 1998, quando il movimento diretto da Hugo Chávez ottenne dalle urne un’ampia e inattesa maggioranza. Continua a leggere »

E’ partito l’attacco finale al pubblico impiego: dalla parte dei dipendenti pubblici, un contributo del Coordinamento Operaio AMA

 

Pubblichiamo un contributo del Coordinamento Operaio AMA, del quale facciamo parte come compagni e lavoratori, sulle recenti polemiche intorno al presunto “assenteismo” di massa dei Vigili Urbani di Roma il giorno di Capodanno. L’ennesimo grimaldello ideologico attraverso il quale si vorrebbe portare l’attacco finale al pubblico impiego, una volta adeguato il settore privato col Jobs Act. L’unità d’intenti dimostrata da questa presa di posizione non è scontata e rappresenta un terreno potenzialmente fecondo dove ricercare quell’unità di classe tra diverse categorie di lavoratori.

 

Chistionai pagu traballai meda

 

Lavorare tanto parlare poco. E protestare neanche a parlarne. Sei un comunale quindi nessun diritto di replica. Sei il fannullone, il garantito, l’assenteista etc.. tanti gli aggettivi messi in campo dai governanti di turno per screditare intere categorie di lavoratori in questi ultimi anni. Tante le menzogne o le favole sui supergarantiti mai suffragate da dati empirici. Lo schema è sempre quello: sbattere il mostro in prima pagina e servirsene per avallare una serie di proposte di legge che hanno il solo scopo di distruggere diritti e contrarre il salari. Continua a leggere »

Fra realtà e percezione dei fenomeni politici

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una riflessione di un nostro lettore, che preferisce rimanere in incognito. La riflessione centra decisamente uno dei piani del discorso, quello fra la realtà sociale, il nostro modo di raccontarla e la percezione che la gente “comune” ha di quello che legge sui media. Un contributo importante insomma, che ci aiuta a definire la strada da percorrere. 

L’altra sera ero a cena da una coppia di distinti amici dalle parti di San Pietro. Gente coi soldi, abituata a disinteressarsi alla politica, men che meno alle contraddizioni sociali di cui questa ne è la rappresentazione. Una famiglia benestante, sicuramente non di sinistra ma neanche effettivamente di destra. Una volta si sarebbe detta democristiana, oggi non si sa. Una serie di voti per Berlusconi, poi Grillo, forse qualche cedimento alla Lega Nord, forse un passaggio per il PD. Continua a leggere »

Riflessioni sul voto svizzero: i limiti di una lettura razzista e l’esigenza di una riposta internazionale di classe

Torniamo nuovamente sul voto svizzero dello scorso 9 febbraio e lo facciamo con il contributo a firma dei compagni e delle compagne del Collettivo Scintilla (Ticino). Un contributo interessante perché evidenzia, a nostro avviso, come il caso svizzero sia meglio comprensibile se guardato da un punto di vista più ampio (e di classe), capace di tenere dentro la discussione la complessità dei rapporti tra la Confederazione svizzera e l’Unione Europea. A loro vanno i  nostri ringraziamenti per il contributo; buona lettura!

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RIFLESSIONI SUL VOTO DEL 9 FEBBRAIO : I LIMITI DI UNA LETTURA RAZZISTA E L’ESIGENZA DI UNA RISPOSTA INTERNAZIONALE E DI CLASSE

Il 29 novembre 2009, gli elettori svizzeri accettavano l’iniziativa popolare : “Contro la costruzione di minareti”. Questa iniziativa, destinata ad avere ampio risalto nelle testate giornalistiche di tutta Europa, iscriveva nella Costituzione Federale l’esplicito divieto di edificazione delle caratteristiche “torri” dalle quali i muezzin sono soliti chiamare alla preghiera i fedeli mussulmani. All’epoca della votazione esistevano in Svizzera, ed esistono tuttora d’altronde, quattro moschee provviste di minareto, nessuna delle quali eseguiva appelli pubblici alla preghiera. Continua a leggere »

La tortura e l’equivoco delle responsabilità

L’emissione delle motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Perugia, lo scorso 15 gennaio, ha certificato che il compagno Enrico Triaca è stato sottoposto a tortura, dopo essere stato arrestato (il 17 maggio 1978), ha suggerito a Elisabetta Teghil alcune riflessioni, che proponiamo qui sotto.

 

di Elisabetta Teghil

 

È merito del collettivo Militant essersi fatto carico di affrontare in maniera organica il problema della tortura in questo paese e di aver squarciato il velo di silenzio che  avvolge tutti/e quelli/e che l’hanno denunciata.

Il sistema si serve di due livelli: parlare della tortura è di fatto vietato, è un tabù che non bisogna violare; però, contemporaneamente, se ne deve sapere dell’esistenza, se ne deve bisbigliare, come monito per chi avesse intenzione di ribellarsi. Continua a leggere »

19 ottobre… libere tutti, liberi tutte!

Mentre pubblichiamo questo post ci stiamo dirigendo a via della Lungara, sul Lungotevere, all’altezza del carcere di Regina Coeli dove a breve si terrà l’udienza di convalida dell’arresto per 6 compagni e compagne arrestati dopo gli scontri sotto il Ministero dell’Economia lo scorso 19 ottobre.

Nel ribadirgli la nostra incondizionata complicità e solidarietà, vi lasciamo con una lettera di Davide Rosci (compagno ancora in carcere per i fatti del 15 ottobre 2011) che ci è giunta in questi giorni. Una lettera che Davide ha scritto partendo dall’adesione alla campagna per Enrico Triaca (il cui epilogo giudiziario si è consumato martedì 15 ottobre a Perugia), ma in cui ha poi speso parole e riflessioni sulla lotta alla repressione di Stato e sull’invito ad una ricomposizione di classe che non lasci nessuno e nessuna in mano ai nostri carcerieri. Crediamo che, in attesa dell’udienza di stamane, sia il modo migliore per testimoniare la nostra parzialità di giudizio.

LA LOTTA DI CLASSE NON SI PROCESSA!

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