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25 May :
1944 Fallisce l'Operazione Rösselsprung con cui i nazisti intendevano eliminare Josip Broz Tito, leader della resistenza jugoslava.

STATS

Trump, trumpster e altro (Con una postilla politica sul populismo)

 

di Raffaele Sciortino

«Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo» (B. Brecht)

Ora che parte del polverone sollevato dalla vittoria di Trump si sta posando, abbozziamo un’analisi un po’ più fredda del voto e un primo bilancio politico di reazioni e prospettive.

All’immediato, lo sbalordito establishment statunitense, non potendosi cercare un altro “popolo”, sta correndo ai ripari lavorando a “normalizzare” la new entry presidenziale – grazie al personale repubblicano rispettabile che entrerà nello staff e/o affidandosi al tentacolare stato profondo - mentre la cupola finanziaria-militare coadiuvata dall’impero dei media liberal che dirige il partito democratico sta sicuramente pensando a come poter interrompere la corsa imprevista del presidente dei miserabili. Sta di fatto che la presidenza Trump non solo potrebbe innescare processi irreversibili ma, soprattutto, ha scoperchiato un profondo scontro dentro l’establishment statunitense sulle strategie interne e esterne più adatte a preservare l’impero del dollaro a fronte di una crisi sistemica da cui non si riesce a uscire. Continua a leggere »

Omaggio a Fidel

 

di Lia De Feo

Io non ho amato Cuba, nei tre anni trascorsi a studiare lì. Tanto è vero che mi spostavo in Messico ogni volta che potevo, e alla fine a Cuba ci avrò trascorso un anno e mezzo in totale. Non l’ho amata perché amo poco le isole, in generale, e perché i cubani mi davano sui nervi, parecchio.  E la pativo: l’embargo è uno stillicidio di cose che non funzionano, che non si trovano, che sono difficilissime da fare. L’embargo crea paesi logoranti dove la sopravvivenza è legata all’organizzazione che ti dai, e dove tu, straniero, sei sempre in torto: perché hai più soldi – credono loro – e vieni dalla parte di mondo che la vorrebbe vedere cadere, Cuba, e l’isola risponde togliendoti ogni tratto umano e trasformandoti in un portafogli che cammina, caricaturizzandoti nel cliché dello straniero a Cuba che, nove volte su dieci, non è una bella persona. Io, quindi, ogni volta che potevo prendevo il mio Cubana de Aviación e in 50 minuti ero in Messico, dove la gente era normale e non si aspettava di essere pagata anche solo per rispondere a un “buongiorno”. Continua a leggere »

Mai più aggressioni fasciste! Ai nostri posti ci ritroverai! Napoli Resiste! Alcune riflessioni dopo l’ultimo agguato di Casapound a Napoli

Postiamo il comunicato della Rete Antifasista Napoletana sull’ultimo agguato fascista contro un giovane compagno napoletano. Invitiamo tutti alla massima condivisione e diffusione.

Mai più aggressioni fasciste! Ai nostri posti ci ritroverai!
Napoli Resiste!
Alcune riflessioni dopo l’ultimo agguato di Casapound a Napoli.

Nella nostra città nell’ultima settimana è avvenuto un episodio dalla gravità assoluta: l’agguato, dalle pesanti conseguenze, di 3 militanti di Casapound nei confronti di un gruppi di compagni e studenti medi, a seguito della cacciata di militanti di Blocco Studentesco all’esterno del liceo Vittorini. Continua a leggere »

Tana delibera tutti

 

Riprendiamo dal blog Ceci ne pas un blog del nostro amico @zeropregi un’interessante riflessione sull’attuale stagione di sgomberi minacciata dal Commissario Tronca. Qui il link

Da alcuni mesi a Roma stanno arrivando lettere di sgombero a tutte le associazioni — centri sociali compresi — che negli anni hanno ottenuto un’assegnazione o una pre-assegnazione, frutto negli anni 90 della lotta per l’ottenimento della famigerata delibera 26; fu un percorso tortuoso che all’epoca portò a una spaccatura tra i centri sociali romani. Continua a leggere »

Paris (après Beirut)

Ospitiamo questo intervento di Raffaele Sciortino apparso su Infoaut (qui), analisi che ci sembra davvero cogliere il senso degli eventi internazionali di queste settimane (ma dovremmo dire di questi anni e decenni), soprattutto quegli eventi che una certa sinistra continua colpevolmente a non vedere.

A qualche giorno dai fatti parigini – tra il dolore e lo sconforto dei più, l’ipocrisia ben celata dei pochi – si può tentare, cautamente, un esercizio di verità? Forse. Ma, va detto, solo se si evitano semplificazioni e comunque non senza derogare al politically correct. Si tratta al momento solo di un esercizio di analisi, privo di ricadute pratiche, oltretutto per una piccolissima minoranza. Ma neanche va sottovalutata la possibilità che, tra i discorsi deliranti che gioco forza montano in un mondo sofferente e a sua volta delirante, faccia capolino una sensibilità diversa e trasversale in grado (ancora) di porsi qualche domanda di fondo sul luogo storico che ci capita di abitare. Continua a leggere »

Bologna, il giorno dopo

 

Comunicato congiunto dei promotori dello spezzone anticapitalista e anti UE nella giornata NO SALVINI di Bologna

Una giornata di lotta importante quella di ieri, in cui si è sostanziato un passaggio necessario a cui tutti noi abbiamo lavorato in queste settimane, intenzionati a costruire una presenza importante di quei soggetti politici nazionali consapevoli dei tanti fronti della lotta di classe, risucendo a collegarli in una piazza animata dai semi del blocco sociale conflittuale felsineo. Un momento importante in un autunno politicamente tanto freddo quanto mai prima. Continua a leggere »

Adesione della Carovana delle Periferie ai cortei di Cinecittà e di Centocelle contro gli sgomberi

 

La privatizzazione dell’economia pubblica cittadina è alla radice della corruzione sfociata nelle inchieste denominate “Mafia capitale”. Il processo intrapreso di esternalizzazione dei servizi fondamentali, come l’accoglienza migranti, la gestione dell’emergenza abitativa, ma anche la pulizia delle strade e delle aree verdi o la gestione dei trasporti, ha portato alla commistione malavitosa tra appaltatori privati e macchina pubblica in un intreccio di interessi che, non ultimo, ha fatto esplodere il debito pubblico cittadino. Negli ultimi anni lo strumento ideologico attraverso cui favorire processi di privatizzazione è consistito nel peggiorare sistematicamente il servizio attraverso la nomina di un management incapace e complice, una riduzione continua degli organici, un aumento generale delle spese per nulla finalizzate al servizio, riuscendo così, è storia di questi giorni, col mettere gli uni contro gli altri lavoratori e “utenti”. Continua a leggere »

Con il popolo curdo, per la liberazione e il rientro di Depo

 

Riportiamo di seguito l’appello per la liberazione e il rientro in Italia di Depo, ferito e in stato di fermo ad Erbil, Kurdistan iracheno, dopo aver portato solidarietà al popolo curdo del Rojava. Un testo che ci ricorda come la solidarietà internazionale sia parte della lotta di classe e rappresenti il sostegno (politico, morale e materiale) alle esperienze di lotta che si sviluppano ovunque nel mondo, da quelle dei lavoratori a quelle dei popoli oppressi. 

 

SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO DEPO

Come ormai molti sanno, in Siria è in corso un conflitto aperto su larga scala che vede parecchie e differenti forze in campo. Così come in Iraq. Ciò che si sa meno invece è che all’interno di Siria e Iraq, ma anche Turchia e Iran, si estende una porzione di territorio, il Kurdistan, la cui esistenza viene rivendicata da anni da tutto il popolo curdo seppur con approcci differenti tra le sue varie “anime”. Nel 2011 in uno di questi stati, la Siria, si sviluppa un conflitto in funzione anti-Assad (governatore siriano al potere dal 2000), i gruppi ribelli che ne fanno parte vengono promossi ed aiutati, nella loro funzione, dai governi occidentali d’Europa e dagli Stati Uniti. I nostri media hanno sempre parlato di “primavera siriana” contro la tirannia.

Oggi tutti sappiamo che i gruppi che si imposero alla guida di tali rivolte altro non erano che gruppi appartenenti alla galassia dell’islamismo radicale siriano e di altri stati del medio oriente: tra questi l’IS (Stato Islamico). Inutile dire che il popolo curdo che vive nella regione del Kurdistan siriano si è trovato coinvolto in tale processo. Coerenti con la loro esperienza politica di lotta e di autodeterminazione (nei confronti degli stati occupanti), questa parte di popolo ha messo in campo la più efficace resistenza agli attacchi dell’ISIS, imponendosi, anche agli occhi del mondo occidentale, come baluardo della resistenza allo Stato Islamico e all’imperialismo in medio oriente.

È in questo contesto che si sviluppa la resistenza della città di Kobane (divenuta simbolo anche per il suo interesse strategico) e della regione del Rojava (cantoni di Czire, Kobane e Afrin) e la lotta delle fazioni curde che controllano quei territori, tra i quali YPG e YPJ.
È qui che si sviluppa la rete di solidarietà alla parte di popolo curdo impegnato nel fronteggiare l’avanzata dell’ISIS per poter difendere il proprio progetto di autodeterminazione. Solidarietà portata esclusivamente da persone, lavoratori e studenti, in tutti i modi a loro possibili spesso anche rischiando in prima persona. Questi provengono da vari stati del mondo e portano quotidianamente il loro sostegno a quella esperienza, sia con iniziative sul posto che nei propri stati d’appartenenza. Riteniamo importante il lavoro svolto da questi volontari internazionali. Anche perché quella parte del popolo curdo non viene sostenuta in altro modo, ma anzi viene osteggiata dai governi: è noto, ad esempio, come il governo Turco cerca in tutti i modi di impedire lo svilupparsi del progetto politico nel Rojava e della sua resistenza, e quindi il passaggio di chiunque voglia avvicinarsi a quell’area. Riteniamo importante e giusto che ci sia chi porta sostegno alla rivoluzione del Rojava ed alla sua lotta contro lo Stato Islamico.

Un’altra cosa ci preme sottolineare: ossia il carattere internazionalista di questo sostegno. Non ci sembra affatto strano che lavoratori e studenti che si impegnano quotidianamente nel territorio dove vivono, cerchino anche di portare un contributo alla lotta dei lavoratori e dei popoli oppressi di tutto il mondo.
D’altronde chi lotta per un miglioramento delle proprie condizioni di lavoro e di vita in generale, chi si impegna nelle lotte per il diritto alla casa, sul posto di lavoro e per un differente modello di gestione del territorio, non fa altro che tentare di portare avanti politiche dal basso che facciano gli interessi della classe lavoratrice. Non si può nascondere come sempre più spesso questi interessi non coincidano affatto con quelli invece delle classi dirigenti. I lavoratori sono sfruttati ed in lotta in tutto il mondo. La solidarietà tra i lavoratori di popoli diversi è normale e necessaria, com’è giusto e necessario che i lavoratori esprimano la propria solidarietà con tutti i popoli oppressi impegnati in una lotta per una giusta causa.

Vista quindi l’importanza della solidarietà internazionale, non possiamo che esprimere il massimo sostegno al nostro compagno Depo, partito come molti altri a dare sostegno alla popolazione del Rojava, che attualmente sappiamo essere ferito e in stato di fermo nella città di Erbil (capoluogo del Kurdistan iracheno) a seguito di vicende non ancora comprovate. Molte sono le informazioni non chiare al riguardo in quanto non si ha una comunicazione diretta con lui, pertanto altre informazioni spesso contraddittorie passate dai canali mediatici sono da ritenere non attendibili.

Chiediamo a gran voce la sua liberazione immediata e il suo rientro in Italia senza ulteriori conseguenze.

Collettivo Tana Libera Tutti (Treviglio, BG)

Noi stiamo dalla parte dei facchini, noi sfideremo con i facchini SDA e Poste Italiane

Riportiamo di seguito l’appello di solidarietà a cui abbiamo aderito per la vertenza dei facchini SDA di Bologna contro il licenziamento di quasi 400 lavoratori. Una lotta emblematica della trasformazione di pezzi di apparato statale come Poste Italiane in aziende di fatto private perfettamente inserite negli schemi di sfruttamento e di azzeramento dei diritti sul lavoro cui si assiste in tutti i settori e in particolare nella logistica. I facchini, ancora una volta e come sta succedendo sempre più spesso negli ultimi anni, mostrano che sui loro posti di lavoro sono pronti a rischiare e a lottare per ottenere quello che gli spetta, e noi non possiamo che sostenerli. Come dice l’appello, oggi bisogna scegliere da che parte stare, e noi stiamo dalla parte dei facchini a sfidare SDA e Poste Italiane. 

IL LICENZIAMENTO DEI FACCHINI SDA DI BOLOGNA CI RIGUARDA TUTTI/E!

SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA

Da dieci giorni è in atto una nuova vertenza tra i facchini del settore della Logistica e SDA il corriere espresso frutto della trasformazione di Poste Italiane in spa pubblica. I facchini coinvolti sono quegli stessi che da anni animano il più significativo conflitto nel mondo del lavoro conquistando, attraverso scioperi, picchetti e blocco delle merci, salario e rispetto all’interno dei magazzini lì dove solo l’arbitrio e il razzismo delle finte cooperative sembravano regnare. Sono quegli stessi facchini spesso impegnati nell’occupazione delle case, perché impossibilitati ad affittarsi un appartamento per via di salari indecenti ed affitti alle stelle.

La loro controparte però non è più la stessa, SDA non è una propaggine di un servizio pubblico postale oramai allo sbando da anni, ma mostra la faccia feroce del pubblico che assume i connotati del privato, per (nel prossimo futuro) privatizzarsi completamente in accordo con i dettami neoliberisti di cui il Governo è fedele esecutore.

La vertenza è iniziata apparentemente per un cambio di appalto delle cooperative che gestiscono il facchinaggio nell’hub di Bologna (centrale a livello nazionale). Un evento comune all’interno del settore per truffare su TFR e inquadramento contrattuale. Così comune che i facchini organizzatisi nel Sì Cobas hanno dovuto imporre a livello nazionale alle grandi multinazionale del settore degli accordi che garantissero la continuità occupazionale e di carriera all’interno dei magazzini, a prescindere dalla (finta) cooperativa che gestisce il facchinaggio.

Un cambio di appalto fuori da queste regole ha provocato ovviamente uno sciopero di due giorni dei facchini del Sì Cobas. Ben presto però si è scoperto che dietro questa vertenza c’era molto di più: l’hub ha 390 lavoratori con contratto TI più 80 con contratto TD e 40 interinali, il progetto di Poste è tenere solo 120 lavoratori (con la solita scusa della ristrutturazione aziendale) su 510 lavoratori del magazzino di Bologna e licenziare tutti gli altri.

SDA ha risposto allo sciopero, con un’incredibile serrata sindacale che ha chiuso il magazzino di Bologna per una settimana a costo di perdere milioni di euro pur di piegare la resistenza dei facchini.Martedì 5 maggio si è defintivamente rotto ogni dialogo con l’azienda che svela il contenuto politico di questa vertenza: cancellare, su precisa indicazione di Poste Italiane prossima a quotarsi in borsa, il conflitto dei lavoratori, e il sindacato che lo rappresenta, dal magazzino centrale di una delle maggiore aziende del settore nella città cuore del movimento dei lavoratori negli ultimi anni. Questa lotta assume sempre più un valore politico e non lascia alcuna possibilità di ambiguità per nessuno.

OGGI BISOGNA SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE

NOI STIAMO DALLA PARTE DEI FACCHINI

NOI SFIDEREMO CON I FACCHINI SDA E POSTE ITALIANE

Perché in questi anni hanno svelato lo sfruttamento che c’è dietro il sistema delle cooperative vero e proprio paravento del lavoro servile in Italia

Perché in questi anni hanno di mostrato che i lavoratori migranti trattati pietisticamente da ultimi sono stati i primi nella capacità di confliggere bloccando i flussi delle merci e aprendo degli spazi per tutti/e gli/le sfruttati/e.

Perché la loro lotta è la stessa lotta di chi si prende la possibilità di vivere occupando casa, resistendo agli sfratti, lottando contro le devastazioni territoriali.

Perché il Jobs Act si combatte nei posti di lavoro nelle vertenze di ogni giorno.

Perché Poste Italiane è un ex servizio pubblico diventato metà banca, metà multinazionale che oggi si mette a capo della ristrutturazione sociale esempio scellerato delle politiche neoliberiste.

Per questo chiamiamo tutte le realtà sociali antagoniste a sostenere il percorso di lotta contro SDA e Poste Italiane in solidarietà dei facchini di Bologna.

Firme Roma:

Assemblea di sostegno alle lotte della logistica – Assemblea per l’autorganizzazione – Blocchi Precari Metropolitani – Campagne in lotta – Clash city worker – Collettivo Promakos Autorganizzati Prenestino – Collettivo Autorganizzato Scienze Politiche (Sapienza) – Collettivo Militant – Coordinamento cittadino di lotta per la casa – Degage – Laboratorio Politico ICS

CHI ZITTISCE CHI? No alla criminalizzazione del dissenso all’Università di Firenze

Riportiamo e sottoscriviamo l’appello promosso dalle realtà studentesche fiorentine in merito alla contestazione della presenza di Caselli, invitato nell’ambito di un’iniziativa sull’antimafia organizzata da alcune associazioni universitarie all’interno dell’Università degli studi di Firenze. Sui giornali mainstream è stato dato grande spazio alle dichiarazioni vittimistiche dell’ex magistrato e procuratore capo, il quale si è ben guardato non solo dal presentarsi, ma anche dal rispondere nel merito delle accuse politiche mosse nei suoi confronti, troppo impegnato a demonizzare le proteste di cui è stato oggetto. Evidentemente Caselli non si trova a suo agio nelle vesti di “accusato”: lui che per anni ha prestato servizio al soldo dello stato svolgendo un ruolo attivo nella repressione nei confronti delle lotte sociali e politiche di studenti e lavoratori negli anni ’70; lui che, dopo una parentesi nell’ambito delle inchieste antimafia tutt’altro priva di ombre, si è reso protagonista di uno dei più violenti attacchi di criminalizzazione nei confronti del movimento No Tav sotto l’egida dell’accusa di terrorismo, caduta miseramente in sede processuale. A difesa del paladino della legalità la cui ultima attività è stata quella di proteggere gli interessi dei grandi speculatori nella costruzione di un’opera inutile come la Tav in Val di Susa, si sono messi in moto tutti quegli esponenti delle cosiddette istituzioni “democratiche”, universitarie e non, nel tentativo di strumentalizzare la vicenda per spazzare via le voci scomode e contrarie troppo a lungo “tollerate”: ed ecco che si paventa lo sgombero degli spazi vissuti dai collettivi all’interno dell’università. La repressione del dissenso, la criminalizzazione delle lotte in nome della “democrazia” non è cosa nuova, anzi si inserisce perfettamente negli ultimi giri di vite repressivi tra cui le 17 firme per associazione a delinquere elargite a Palermo, il processo per il 14 Dicembre 2010 – che andrà a sentenza il 2 Aprile -, così come le ultime denunce romane per i picchetti antisfratto e per la giornata del 27 Febbraio all’interno della mobilitazione “Mai con Salvini”, che non sono che gli ennesimi tasselli.

CHI ZITTISCE CHI?
APPELLO CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO ALL’UNIVERSITA’ DI FIRENZE.
promosso dai collettivi studenteschi autorganizzati.

«Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario».
George Orwell

Nel promuovere il presente appello in maniera unitaria, invitiamo tutte le realtà politiche, sociali, sindacali e intellettuali a prendere pubblicamente posizione e condannare il pesante clima di intimidazione e delegittimazione che è stato costruito attorno ai collettivi universitari autorganizzati a seguito della contestazione all’ex magistrato Gian Carlo Caselli al Polo delle Scienze Sociali di Novoli.

Ad una legittima critica politica si è risposto non nel merito ma con un’ondata di accuse deliranti; un attacco politico-mediatico di enormi proporzioni, condotto dalla stampa locale e nazionale attraverso l’utilizzo sistematico della menzogna e dell’insulto, finalizzato a creare il terreno favorevole alla repressione dell’attività politica dei collettivi ed alla chiusura degli spazi di libera espressione del dissenso nelle aule universitarie di Firenze.

Prima di tutto quindi, sentiamo la necessità di fare chiarezza sui fatti: la contestazione promossa dal Collettivo Politico di Scienze Politiche, a cui hanno aderito numerose persone tra singoli individui, collettivi studenteschi e realtà politiche cittadine, si è svolta esponendo uno striscione e una bandiera NO TAV mentre un volantino e un intervento al megafono spiegavano agli studenti presenti le ragioni della protesta.

I collettivi protagonisti di questi fatti sono stati immediatamente accusati di intolleranza e di voler soffocare con metodi violenti e “squadristi” il confronto democratico, la libertà di espressione ed il libero scambio di opinioni all’interno delle aule universitarie.

Nonostante i locali del polo di Novoli fossero stati preventivamente militarizzati con un ingente schieramento di polizia e Digos, Caselli non si è presentato all’incontro, adducendo presunte motivazioni di ordine pubblico. Di fatto si è sottratto di sua spontanea volontà al confronto con le ragioni dei manifestanti, preferendo piuttosto insultarli dalle pagine dei quotidiani con la complicità di pessimi giornalisti. Abbiamo assistito ad un penoso tentativo di presentarsi come la vittima di una presunta violenza, col solo scopo di delegittimare l’avversario politico.

Non solo una pessima prova di stile dunque, ma una precisa volontà di zittire una voce scomoda che ha osato parlare contro il pensiero unico dominante. Una voce minoritaria, forse, ma che non teme di schierarsi chiaramente e di esprimersi attraverso le pratiche legittime della contestazione e del boicottaggio.

Invece di rispondere nel merito delle accuse contestategli, l’ex magistrato si è limitato a definire gli studenti in un crescendo di insulti: «bulli, ignoranti, arrabbiati, violenti, terroristi, canaglie e teppaglia», attaccando persino le autorità accademiche incapaci di garantire il libero svolgimento di un dibattito democratico e colpevoli, a suo dire, di aver tollerato l’attività politica dei collettivi studenteschi.

Tale reazione livida e scomposta non ci stupisce affatto: è forse un caso che Caselli trovi sempre qualcuno a contestarlo ovunque vada e di qualunque tema sia chiamato a parlare? Noi non riconosciamo il reato di lesa maestà! Nessuno ha impedito a Caselli di venire, e nessuno l’ha cacciato dall’Università, dato che, volontariamente, non si è presentato. La responsabilità del mancato incontro è esclusivamente sua. Ci risulta difficile credere che l’iniziativa di qualche decina di studenti possa aver “intimidito” a tal punto un ex procuratore del suo “calibro”. Tanto più che nessuno si è preso la briga di illustrarci esattamente di quale intollerabile violenza Caselli sia stato vittima, pronti invece a criminalizzare persone per fatti non accaduti.

Riteniamo inaccettabili le minacce e le intimidazioni di chi – strumentalizzando la vicenda della contestazione a Caselli – vorrebbe chiudere gli spazi di agibilità politica e di libera espressione del dissenso all’interno dell’università attaccando, delegittimando e criminalizzando il lavoro dei collettivi studenteschi. Alle minacce e agli insulti da parte di Caselli si è aggiunta anche una mozione del Senato Accademico in solidarietà al magistrato a cui sarebbe stato impedito di parlare.

Non si può dire che il clima repressivo a Firenze sia leggero: nel giro di pochi giorni abbiamo assistito alle minacce di sgombero dello spazio sociale “La Polveriera”, allo sgombero di due occupazioni abitative, alle manganellate in piazza sui militanti del Movimento di Lotta per la Casa, alle denunce indirizzate ai militanti del comitato di quartiere “Coverciano Antifascista” e all’irruzione della polizia nel centro sociale “La Riottosa”. Tanto più gravi ci appaiono questi fatti se rapportati alla vastità dell’attacco repressivo contro ogni forma di organizzazione del dissenso dal basso su tutto il territorio nazionale.

Citiamo in proposito solo alcuni dei fatti avvenuti negli ultimi mesi: lo sgombero alla Sapienza in occasione dell’iniziativa NO EXPO, la chiusura preventiva della Statale di Milano per ragioni simili, l’inchiesta giudiziaria (con imputazioni addirittura di terrorismo, poi decadute in appello) contro alcuni attivisti NO TAV ed infine la recente inchiesta palermitana che vede coinvolti Ex-Karcere e Anomalia con l’accusa infamante di associazione a delinquere.

A queste compagne e a questi compagni va tutta la nostra solidarietà, come a tutte le altre vittime della repressione che non abbiamo potuto menzionare in questo testo (la lista sarebbe molto lunga!).

Ora, un gruppo di docenti del nostro Ateneo – gli stessi che invocano la libertà di espressione e dipingono l’università come il “tempio della cultura critica e della libera circolazione delle idee” – pretende che i collettivi protagonisti della contestazione siano «espulsi dall’università», sgomberando le loro aule e negando loro la legittimità di esprimersi.

Alla faccia del “confronto democratico”: ipocriti! La responsabilità di queste affermazioni è oggettivamente gravissima; e risulta ancora più preoccupante alla luce degli autorevoli ruoli istituzionali ricoperti dagli estensori di tali minacce.

L’ondata di repressione e criminalizzazione non riuscirà a zittire la nostra voce contro il pensiero dominante perché noi continueremo a lottare dentro e fuori le aule universitarie come sempre abbiamo fatto.

Per queste ragioni invitiamo tutte le realtà politiche, sociali, sindacali e intellettuali, nonché tutte le forze che si sentono democratiche e progressiste a sottoscrivere e diffondere questo appello, prendendo posizione e condannando il grave attacco che ci viene mosso.

Contro ogni forma di repressione e criminalizzazione del dissenso!
Sia chiaro che se toccano uno toccano tutti!

LA SOLIDARIETÀ È UN’ARMA,
SOTTOSCRIVI E DIFFONDI QUESTO APPELLO!

E-mail: chizittiscechi@autistici.org

‪#‎setoccanounotoccanotutti‬

Promotori:
Collettivo Politico di Scienze Politiche, Studenti di Sinistra, Spazio Comune La Polveriera, Collettivo d’Agraria, Collettivo Scientifico Autorganizzato, Collettivo di Lettere e Filosofia, Collettivo RossoMalPolo, Collettivo di Scienze, Collettivo di Medicina-Codice Rosso.

Adesioni:
Movimento di Lotta per la Casa Firenze, Osservatorio sulla Repressione, Clash City Workers-Lavoratori della Metropoli in Lotta, Collettivo Nosmet-Scienze della Formazione, Cantiere Sociale Camillo Cienfuegos, Spazio Sociale Autogestito Sovescio-Parma, Fuori Binario-Giorernale di strada Firenze, Occupazione Via del Leone, PerUnaltracittà Firenze, Una Città In Comune Firenze, Collettivo Militant-Roma, CPA FI-SUD, Rete Nazionale Noi Saremo Tutto