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ACCADEVA OGGI…

29 September :
1944 - Fra il 29 settembre e il 5 ottobre i nazifascisti fanno strage dei civili considerati vicini ai partigiani, dopo sei giorni di violenze, il bilancio delle vittime civili si presentava spaventoso: oltre 800 morti

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Parlare ai nostri!

Mentre la carica virale sembra progressivamente scemare – prova il verticale crollo dei contagi fuori da ogni ragionevole dubbio – quella padronale sembra seguire una traiettoria inversamente proporzionale. Anche se a pagarne le conseguenze rimangono sempre “i soliti”, la straordinarietà della crisi del Coronavirus è stata proprio nell’aver colpito trasversalmente, almeno in un primo momento, l’intera società. Accanendosi economicamente sui ceti popolari, aveva comunque aggredito politicamente chi in quel momento teneva le redini del gioco: padronato, nell’accezione più ampia del termine, in primo luogo. La tipica situazione in cui, aldilà di tutti i limiti soggettivi, il repentino mutamento delle condizione oggettive apre nuovi e inediti margini di movimento. Purtroppo, come sappiamo, questi margini non sono stati così ampi, almeno per la sinistra di classe. La sostanziale mancanza di reattività di questa stessa sinistra ha determinato infatti la momentanea assenza, non diciamo di conflitto, ma di resistenza attiva (aldilà di singole e importanti, ma non incisive, vertenze) ai tentativi di Governo e Confindustria di gestire la crisi a loro favore. Continua a leggere »

Vertenza Penicillina: non si molla un centimetro.

L’ex fabbrica di penicillina romana, la LEO, era balzata recentemente agli onori della cronaca, ghiotta di occasioni di questo tipo, per via della presenza, al suo interno, di diverse centinaia di disperati che la occupavano (privi di qualsivoglia alternativa abitativa) nonchè per lo sgombero in grande stile che ne era seguito; durante la grande parata mediatica dello sgombero, si è fatto a gara ad intestarsi la cosiddetta “vittoria” tra il Ministro degli Interni, la Sindaca e la Presidente di Municipio, e i vari esponenti di Casapound (mascherati da comitati di quartiere in cui di “quartiere” c’è ben poco). Continua a leggere »

Battisti libero. Liberiamo gli anni Settanta.

Da ieri notte, purtroppo, Cesare Battisti è di nuovo prigioniero. C’è qualcosa di estremamente significativo nell’accanimento con cui lo Stato italiano gli ha dato la caccia in questi anni, qualcosa che travalica la sua figura, il suo caso specifico, e affonda le proprie radici nella paura che quel ciclo di lotte di classe, quello degli anni Settanta, seppe infliggere alle classi dominanti di questo Paese. Continua a leggere »

Gialloverde o gialloblu?

Quando ci riferiamo all’esecutivo Di Maio-Salvini dovremmo parlare di governo gialloverde oppure del governo gialloblu? E, nel caso, questa precisazione rimanda ad una qualche forma di pignoleria semantica, oppure dietro la questione cromatica c’è un dato più prettamente politico? Insomma, aveva ragione Bertoli quando cantava che nella vita ogni cosa ha un suo colore?

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Col braccio in alto ed il pugno chiuso

Abbiamo appreso ieri con profondo dispiacere la triste notizia della  scomparsa del compagno Domenico Losurdo, intellettuale marxista, filosofo rigoroso e punto di riferimento nella battaglia politica e di idee  contro il revisionismo culturale. E’ una perdita grave per le classe subalterne a cui Losurdo ha sempre dato voce e che lascia un vuoto in un panorama culturale già di per sè desolante. Abbiamo sempre letto con interesse e molta attenzione i suoi lavori che hanno svolto una significativa opera di analisi e decostruzione dei miti della sinistra imperiale e del cosmopolitismo liberista, dando una lettura storica attenta e scrupolosa della dinamica storica  del capitalismo e delle sue varie forme di dominio coloniale. Oggi lo salutiamo come si conviene ad un compagno che ci lascia e a cui abbiamo sempre portato rispetto: col braccio in alto ed il pugno chiuso.

 

A chi dà fastidio Geraldina Colotti?

 

Da qualche giorno la compagna e giornalista del manifesto Geraldina Colotti è vittima di un vero e proprio linciaggio (per fortuna solo virtuale) scatenato dal dissociato Enrico Galmozzi. Poca roba e pure triste, se non fosse che la vicenda ha progressivamente assunto i sordidi caratteri della resa dei conti. A difendere l’attacco gratuito e meschino del dissociato sono infatti intervenuti addirittura diversi colleghi della stessa Geraldina. Mascherato da ambigue disquisizioni sulla deontologia giornalistica s’intravede un linciaggio politico per interposta polemica. Perché tutto questo? Noi siamo inevitabilmente di parte: Geraldina è una “nostra” compagna, mentre Galmozzi è solo un dissociato. Il discorso potrebbe chiudersi qua, eppure sentiamo comunque il bisogno di parlarne perché, nonostante la distanza siderale che divide le nostre posizioni politiche con quelle del manifesto, ne abbiamo un rispetto che travalica questa stessa distanza. Continua a leggere »

Qualcosa di più di un terremoto


Dopo una prima nostra presa di parola in cui sottolineavamo l’ipocrisia del governo e l’uso strumentale che si fa delle emergenze, ritorniamo ancora una volta sul terremoto del Centro Italia, forti anche dei racconti di alcuni nostri compagni che lì si sono recati in questi giorni e che vi torneranno in futuro, al fianco dei compagni della Brigata di Solidarietà Attiva.
Arrivando ad Amatrice nei giorni dopo il sisma, la prima cosa che si nota è – oltre ad un imponente dispiegamento di forze e mezzi dell’esercito, che formano due file di mezzi parcheggiati per circa 2km – una spropositata quantità di giornalisti e troupe televisive che fanno a spallate per aggiudicarsi l’inquadratura con la maceria più spettacolare. Continua a leggere »

Il contratto di privatizzazione

Se uno volesse trovare un leitmotiv fra le politiche pubbliche degli ultimi tempi verrebbe da dire che – per un curioso controsenso – è l’amore per il privato. Che si parli della stretta del Comune di Roma verso la privatizzazione delle municipalizzate o della ‘Maker Faire’, la fiera di metà ottobre delle aziende innovative tenuta alla Sapienza (che farà pagare perfino l’accesso agli studenti), ormai pare che l’unico obiettivo che le istituzioni pubbliche centrali e locali sono in grado di portare avanti sia capire come contaminare di privato ciò che è (ancora) pubblico. E questo, cavalcando nell’opinione pubblica l’idea che l’unica alternativa alle inefficienze del pubblico sia quella di passare al privato. Le strade di Roma sono sporche perché l’Ama è sottodimensionata? Appaltiamo lo spazzamento ai privati. Non ci sono fondi pubblici per la ricerca scientifica? Facciamola fare ai privati anche se è finalizzata solo all’industria. Le politiche per il lavoro non funzionano e i neolaureati sono disoccupati? Riempiamo le università di operatori di agenzie per l’impiego private (ex interinali) come Manpower, Adecco e GiGroup. Continua a leggere »

il cor(ro)sivo della Militant

Nella terra di Ippocrate ieri è stata trovata la medicina contro quel mal d’austerità che ormai da anni affligge i lavoratori europei. L’Oxi, questo il nome dell’ultimo ritrovato della farmacopea ellenica, ha inoltre chiaramente dimostrato di avere effetti benefici sulla postura di chi lo assume, restituendogli la schiena dritta e la testa alta. Dai primi test sembrerebbe che questo portentoso ritrovato possa rappresentare una cura anche per chi, lamentando scarsa lucidità, crede ancora che l’Unione Europea possa essere riformata. L’unica “controindicazione” è la feroce emicrania e la rotazione testicolare… dei padroni. Assumere senza moderazione, il prodotto non è stato approvato dalla UE.

Lo spettro del Regina Elena vaga per la metropoli

 

Otto anni fa, nell’estate del 2007, dopo aver abbandonato uno stabile occupato pochi giorni prima sito in via Catania, centinaia di famiglie in emergenza abitativa entrarono temporaneamente nei padiglioni dell’ex ospedale Regina Elena, abbandonato dieci anni prima, lasciato all’incuria, al degrado vigliacco, insulto permanente alle coscienze e ai bisogni della città governata trasversalmente da una mafia di cui le inchieste di questi mesi ne descrivono solo la patina sacrificabile. Quella soluzione temporanea si trasformò nella più grande occupazione d’Europa, circa mille persone che per due anni sconvolsero la politica cittadina, tanto nel piccolo della vita quotidiana del quadrante piazza Bologna-Università, quanto nel grande della questione abitativa romana. Occupammo anche noi insieme al Coordinamento cittadino di lotta per la casa. Continua a leggere »