Periodo di viaggi, questo. Un pezzo del collettivo è a Marsiglia, un altro s’appresta a partire per la Palestina e qualcuno è appena tornato da oltremanica, dov’era andato a trovare “papà”. Gli spettri che ostinatamente ancora s’aggirano per l’Europa…
Spesso (quasi sempre in questi giorni) si riduce il dibattito sul tema del lavoro alla diade tra firmare o non firmare un accordo. Ovviamente, chi vuole firmare è descritto come moderno riformatore e illuminato soggetto politico/sindacale – a prescindere da quanto sia capestro l’accordo stesso – mentre chi si rifiuta di abbassare la testa è visto come un troglodita e un reperto archeologico di un’era lontana. Continua a leggere »
L’avventura neocoloniale in Libia è stata ormai ampiamente metabolizzata dalle opinioni pubbliche occidentali e declassata a fatto locale la cui cronaca viene quotidianamente consegnata a qualche articoletto nelle pagine interne dei giornali o a qualche servizio minore nei TG. Continua a leggere »
In questo caso non potevano bastare un “e sti cazzi” o un alzata di spalle, anche se di fronte a questa operazione mediatica e commerciale c’è veramente poco da fare. Almeno, però, non mandiamo in soffitta il cervello… “e l’uomo in bianco scese dal cielo ma era al di là dalle barricate e l’uomo in bianco vide la morte ma era di là dalle barricate…”
Sembra incredibile, ma dopo anni capita che il Primo Maggio si torni a parlare di politica, oltre che delle condizioni meteo per la gita fuori porta e della conduzione del concerto di San Giovanni. Per non essere colti subito da contagioso entusiasmo, specifichiamo subito che si parla di politica ma che vincono i padroni, pure a questo giro. La questione riguarda l’apertura dei negozi durante il Primo Maggio. Continua a leggere »
Capita, a volte, di perdere di vista le priorità, il senso più generale di ciò che accade nel mondo e nella politica. Capita, e questa settimana è stata segnata dal rigurgito degli amici delle guardie (casa clown). Capita, perché quello è il loro ruolo, soprattutto sotto elezioni; Continua a leggere »
1953 i due cittadini statunitensi Ethel ed Julius Rosenberg, simpatizzanti comunisti e di religione ebraica, vengono giustiziati negli USA dopo un processo farsa che li ha condannati come spie dell'Unione Sovietica.
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