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La espada de Bolivar y “el pollo” guapo de Martì

Ieri è stata una giornata importante sia per Cuba che per il Venezuela, anzi senza paura di esagerare potremmo dire che sportivamente parlando si è trattato di una giornata storica. Rubèn Limardo Gascòn, lo schermidore di Ciudad Bolivar, ha vinto la finale nella spada riportando il Venezuela sul gradino più alto del podio olimpico dopo ben 44 anni. Tanto per far capire il significato dell’impresa occorre ricordare che quella vinta ieri è stata in assoluto la seconda medaglia d’oro nella storia dello sport venezuelano, e Rubèn Limardo ha voluto dedicarla alla madre morta prematuramente due anni fa, al popolo venezuelano e al presidente Chavez  por todo el apoyo que le ha dado al deporte (leggi) . Continua a leggere »

Pigliate ‘na pastiglia antimperialista…

La scorsa settimana avevamo commentato con malcelato buonumore la dipartita di Oswaldo Payà. Un laconico lancio d’agenzia recuperato in rete riferiva che il “dissidente” cubano era morto in seguito ad un incidente stradale nella provincia di Granma e c’era parso giusto far sapere che la notizia non ci avrebbe affatto tolto il sonno, anzi. Forse qualcuno potrà aver visto in quella istintiva presa di posizione un rigurgito “campista” e “novecentesco”, soprattutto alla luce del fatto che nelle stesse ore i media internazionali iniziavano a paventare possibili “complotti del regime” per eliminare il “dissidente” scomodo. Continua a leggere »

E pensa se magnavano pure…

C’è poco da fare, una delle cose più divertenti quando ci sono olimpiadi è veder salire sul podio più alto gli atleti di uno stato “canaglia”, uno qualunque. Se poi è socialista la goduria è addirittura doppia. Quindi lo confessiamo, anche se non durerà molto vedere dopo tre giorni di gare la Corea del Nord, un Paese che secondo le agenzie di stampa occidentali sarebbe moribondo e in perenne carestia, vantare un medagliere con più ori di Inghilterra, Italia e Francia da una certa soddisfazione. E pensa se magnavano pure…

Morire di fame o morire di tumore… this is the question

Perdere il lavoro, per quanto di merda. Perdere la casa e regalarla alla banca con cui hai acceso il mutuo. Perdere la possibilità di immaginare un futuro per te e la tua famiglia in una regione in cui questa parola ha sempre avuto poco senso. Insomma, morire di fame, adesso. Oppure morire di tumore fra qualche anno. E’ questo il dubbio tutt’altro che amletico che ci pone la vicenda dell’Ilva di Taranto. Un dubbio che all’interno del quadro delle compatibilità capitalistiche non potrà essere sciolto. Sappiamo bene quanto questo ragionamento possa apparire astratto di fronte alla durezza del contingente, perchè con le idee non ci riempi il piatto. Almeno finchè non diventano forza materiale.  Avevamo pensato di dire la nostra sulla mobilitazione operaia di Taranto, una lotta con cui non possiamo che essere solidali, ma girando in rete abbiamo trovato questo post sul sito Operai Contro che ci pare estremamente efficace oltre che condivisibile, per cui ve lo riproponiamo.

CHE COSA SUCCEDE ALL’ILVA DI TARANTO?

Lo stabilimento siderurgico di Taranto è una bomba a cielo aperto. Lo è sempre stato, da oltre mezzo secolo, da quando negli anni ’50 polizia e carabinieri sgomberarono con la forza centinaia di contadini poveri dagli oliveti e mandorleti espropriati per fare posto alla tomba industriale di centinaia di operai e di proletari dei quartieri più vicini. Continua a leggere »

Siempre en 26

Il 26 luglio del 1953 la “generazione del centenario” tenta l’assalto alla più importante caserma di Santiago de Cuba, il Cuartel Moncada. Il tentativo di insurrezione fallisce, molti rivoluzionari vengono uccisi, torturati e arrestati dagli sgherri della dittatura batistiana. Tra le maglie della repressione cade anche il leader degli insorti, Fidel. Poteva essere la fine ma la storia ha dimostrato che fu solo l’inizio. Chi vuole… può. Oggi a Cuba è un giorno di festa. Oggi è festa anche per noi.

Carreteras antimperialistas…

Domenica scorsa è morto in un incidente stradale Oswaldo Payà, il “dissidente” cubano preferito dalla socialdemocrazia europea. Subito dopo l’89 in previsione di un crollo che non c’è mai stato ogni frazione della borghesia internazionale immaginava di sedersi al tavolo della spartizione dell’isola e accreditò come proprio referente questo o quel “dissidente”. Los tiburones del libero mercato non avevano però fatto i conti col popolo cubano e con la sua tenace resistenza. Fatto sta che da allora a Payà toccò fare da sponda al PSE e all’UE pur non rappresentando altro che se stesso. Continua a leggere »

Il cor(ro)sivo della Militant

Nello stato più paranoico del mondo un pazzo fa una strage durante la prima del nuovo film di Batman. Era forse un arabo? un islamico? un migrante? un terrorista? No, era semplicemente un nerd a stelle strisce mascherato come il cattivo del film in un paese in cui le pistole le compri al supermarket. Ma non temete, Obama ha ordinato l’invasione di Gotham City.