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ACCADEVA OGGI…

12 December :
1969 - Strage di Piazza Fontana

1980: IL RAPIMENTO D'URSO

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La legalità antidemocratica del Corriere della Sera

Secondo il Corriere della Sera dovrebbero essere vietati i cortei nel centro storico della città di Roma. Sarebbero causa nientemeno della crisi economica della città, impendendo ai bravi commercianti di vendere e spaventando a morte i turisti stranieri. Per di più, ormai sono cortei che sfilano nella piena illegalità, e che anzi avanzano ragioni platealmente illegali. Fossero solo queste le motivazioni della chiusura dei centri cittadini alle manifestazioni di protesta, ce ne faremmo una ragione. Da anni i liberali di ogni colore puntano a limitare il diritto al dissenso politico, cercando di ricondurlo nell’alveo dell’azzimata compatibilità democratica, e sempre con le solite motivazioni. Un tentativo evidentemente irrealizzabile. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: L’armata dei sonnambuli, di Wu Ming

L’immaginario culturale consente la costruzione di quella specifica cornice politica nella quale inserire gli avvenimenti di questo mondo, dargli un senso e una prospettiva anche se non pienamente coscienti di tutto il loro portato. Nell’epoca della modernità politica, un qualsiasi contadino analfabeta, un operaio con la licenzia media o un qualunque manovale sfruttato e apparentemente “ignorante”, non avrebbe avuto troppe difficoltà a definirsi e collocarsi socialmente. Non era automatico definire la propria posizione politica o immaginare le soluzioni per la propria liberazione, ma erano immediatamente riconoscibili le condizioni del proprio sfruttamento. Queste figure percepivano chiaramente il proprio ruolo nel mondo. Il proprio ruolo di subalterni. Se qualcuno avesse ancora voglia di leggersi le testimonianze riportate in uno dei principali libri italiani del ‘900, Il mondo dei vinti,  quella massa di contadini senza nome aveva ben chiara, molto più chiara di oggi, la propria condizione di sfruttati: da una parte i lavoratori, chi si alzava la mattina ancora immerso nel buio, dove persino il pane era un lusso, e tirava avanti fino a sera, giorno dopo giorno fino alla morte; dall’altra i padroni, cioè chi traeva profitto da questo lavoro. Continua a leggere »

in viaggio per Macondo…

“In un determinato momento della mia vita ho fatto un bilancio, e l’unica cosa che risulta di troppo è la celebrità. io volevo diventare scrittore, essere un bravo scrittore, volevo che mi leggessero, volevo essere riconosciuto come un bravo scrittore; ma non mi aspettavo tanta celebrità, che è la cosa più scomoda del mondo, perchè serve solo a essere scocciati da quelli che vogliono intervistarti; e allora mi chiedo: che me ne faccio di questa celebrità? Cazzo! La sfrutto in politica, vale a dire: la metto al servizio della rivoluzione latinoamericana.”

Ciao Gabo.

PD e Polizia fanno politica in compagnia

Negli ultimi giorni Roma sembra essere la cartina di tornasole del nuovo assetto politico che la controparte sta mettendo a punto per arginare (se non sradicare) l’opposizione sociale che sembra lievitare, con intensità diverse, in tutto il Paese. Le cariche indiscriminate della polizia nello sgombero che ieri ha messo in strada oltre 200 famiglie nel quartiere Montagnola sono solo la punta di un iceberg emerso alcuni giorni fa. Ma allo stesso tempo, quelle stesse cariche sono anche l’evidente espressione del primo, nuovo passaggio che l’amministrazione romana guidata dal Partito Democratico sta sperimentando sulla pelle dei movimenti. Continua a leggere »

I rischi di una nuova estetica del conflitto

 

L’assedio ad un palazzo vuoto, elevato ad emblema feticizzato del proprio malessere, per di più da anni svuotato di concreti poteri politici che non siano la ratifica amministrativa di decisioni economiche prese all’interno delle istituzioni neoliberiste della UE, non può che farci tornare alla mente le giornate di Genova e la successiva discussione politica che qualcuno cercò di intraprendere nel valutare quegli anni e quel movimento. Una delle principali critiche politiche al movimento no-global fu proprio quella di aver edificato il livello simbolico, scenico, mediatico a protagonista assoluto, scalzando ogni dinamica materiale. Sebbene non era dentro quella zona rossa che il potere decideva per sé e per le popolazioni subalterne, ogni rivolo conflittuale doveva convergere verso l’assedio del “palazzo” (in quel caso, peraltro, una nave). Continua a leggere »

I limiti e le potenzialità di un movimento antagonista

Quella di ieri è stata una piazza colma di contraddizioni, alcune positive, altre meno. Si conferma forte la voglia di un pezzo importante di movimento di porsi su un piano di aperta conflittualità con l’attuale gestione centrosinistra della crisi, senza le mediazioni e gli accomodamenti di un passato che per fortuna sembra essere alle nostre spalle. Tutto questo sta avvenendo al prezzo di una durissima stretta repressiva, di cui le cariche di ieri costituiscono soltanto l’epifenomeno evidente, la dimostrazione fisica di un potere politico che non gioca più alla democrazia liberale. La rottura con una certa “sinistra”, con un certo istituzionalismo tatticista, sta inoltre avvenendo su un piano di massa, per quanto ancora piccolo e disorganizzato: niente velleitarismi minoritari, ma la capacità di una parte del movimento di classe di interagire con la vertenzialità sociale non accodandosi ma provando a costruire una sintesi politica. Continua a leggere »

Indagini su un blog al di sopra di ogni sospetto

 

Qualche giorno fa il titolare del nostro sito è stato convocato in questura per indagini riguardanti questo blog e l’attività politica del collettivo. Non è certo un’indagine in più o in meno sul nostro conto il problema: da anni siamo destinatari di valanghe di denunce, abbiamo diversi processi aperti e decine di indagini in corso per la nostra attività politica quotidiana, sia come collettivo che come militanti all’interno delle altre organizzazioni di movimento (ad esempio, come militanti dei movimenti di lotta per la casa). Oltretutto, le ultime iniziative politiche, e soprattutto l’individuazione del PD come principale responsabile della costruzione dell’Unione Europea neoliberista, hanno acceso un faro sull’attività del nostro collettivo. Faro fatto di indagini, perquisizioni, intimidazioni sui nostri compagni, che non possono che confermarci che quando si toccano i gangli vitali del potere questo smette di muoversi nella formalità giuridica e passa alla diretta repressione della politicità. Continua a leggere »

Le parole in libertà di Sel, che fra un mese ci chiederà il voto per rappresentarci in Europa

Vorremmo ragionare con calma, riflettere attentamente, senza posizioni precostituite da difendere né eroismi radicali da rivendicare, sulla presa di posizione ufficiale della segreteria romana di Sel dopo l’azione ai gruppi consiliari di PD e SEL di ieri. Vorremmo ragionare con calma, ripetiamo, soprattutto perché con alcune persone che stanno dentro quel partito, che ancora definiamo “compagni” nonostante tutto (ed è un “nonostante tutto” grande come una casa: crediamo converranno con noi che non si può essere governanti della città all’interno di una giunta come quella Marino, alleati del PD, fautori di un’operazione politica post e anti comunista, ecc, e stare dalla stessa parte di chi prova ad organizzare – nel suo piccolo – le forze del lavoro in una prospettiva rivoluzionaria), abbiamo vissuto molti anni nelle strade, nei centri sociali, nelle lotte di questa città. Evitiamo di personalizzare la polemica, il problema è politico e collettivo, non di questo o quell’esponente del partito vendoliano, quello si “partito” personale e leaderistico. Continua a leggere »

Se ancora non si è capito…verso il 12 aprile e oltre

Oggi siamo andati a dire al mandante politico degli sgomberi di ieri, al responsabile delle peggiori controriforme sociali da vent’anni a questa parte, e soprattutto al principale costruttore di questo modello politico di Unione Europea, che le lotte di classe di questo paese hanno trovato il proprio nemico principale, la Democrazia Cristiana degli anni Duemila. In perfetta continuità con la risposta di massa agli sgomberi di ieri, e in vista del corteo del 12 e più in generale della campagna contro l’Unione Europea, oggi una delegazione di una cinquantina di compagni, espressione di diverse strutture politiche della città, ha portato la propria rabbia fin dentro la sede dei gruppi consiliari del PD in via delle vergini. Un’azione che ha il merito di individuare il responsabile politico dell’attuale modello di sviluppo, uscendo dalle secche del mero economicismo, e che dice chiaramente che questa Unione Europea, questa austerity, questa crisi, hanno un nome e un cognome, e cioè la grande famiglia europea neoliberale, “popolare” e “socialista”. Nel nostro paese, in assenza di un forte partito “popolare” europeizzato, tutto il compito di adeguare il sistema paese alle nuove direttive imperialiste è toccato in sorte al Partito Democratico. E se questo si sta sempre più caratterizzando come il partito istituzionale per eccellenza, forte dell’appoggio bipartisan del concerto europeista, i movimenti di classe non possono non eleggerlo a principale nemico sulla strada della nostra lotta. Così come la DC, per un quarantennio, è stata simbolo e organizzazione del potere, oggi lo è la sua versione mediaticamente aggiornata. E se credono, i democratici di casa nostra, che un po’ di celere a briglia sciolta e un giro di vite repressivo possano bastare a contenere questa risposta politica, sappiano che hanno già perso in partenza.

Mentre scriviamo tutti i compagni sono ancora trattenuti tra due cordoni di celere a difesa del Partito. Seguiranno pertanto aggiornamenti costanti sulla situazione repressiva e sull’evoluzione politica dell’azione.

Aspettando Godot…continuando così

 

La settimana di mobilitazioni che precederanno l’appuntamento di sabato 12 aprile si è aperta a Roma con sgomberi, cariche e fermi che hanno fatto da corollario alle numerose occupazioni che sono state messe a segno, con alterne fortune, nella giornata di ieri. Mentre scriviamo, resistono ancora due occupazioni dei movimenti per il diritto all’abitare romano: stabili occupati da centinaia di famiglie che, tra i quartieri di Montagnola e Torre Spaccata, hanno risposto al nuovo piano casa presentato dal governo Renzi e dal ministro Lupi. L’ennesimo attacco ai movimenti, le solite concessioni a palazzinari e alla mafia romana del mattone. Altre due occupazioni, quella del Neet Bloc a Ostiense e Godot (zona Università) hanno invece avuto un esito differente: sgomberi violenti e decine di identificazioni, fermi e referti. Non un caso, secondo noi, ma una precisa strategia politica contro ogni tentativo di organizzazione che vada al di là del semplice piano sociale. Continua a leggere »